Powell (FED) “falco” delude i mercati, occasione mancata?

1 Agosto 2019, di Mariangela Tessa

La Federal Reserve non soddisfa i mercati. Il taglio di 25 punti base annunciato ieri, che ha portato il costo del denaro nella forchetta tra il 2-2,25% ha centrato le attese. Quello che non ha convinto è stata la guidance. In conferenza stampa il governatore Jerome Powell è suonato più “falco” del previsto spiegando che quello di ieri “non è l’inizio di una lunga serie di tagli dei tassi”. Powell ha anche precisato però di non avere detto che il taglio annunciato sarà l’unico.

Il numero uno della Fed ha definito il taglio dei tassi come “un aggiustamento della politica a metà ciclo”, citando i segni di un rallentamento globale, le tensioni commerciali degli Stati Uniti e il desiderio di aumentare l’inflazione troppo bassa.

Come sempre, ha aggiunto, le decisioni della Fed dipenderanno dai dati futuri e dagli sviluppi globali, in primis le tensioni commerciali e il rallentamento dell’economia mondiale.

La decisione della Fed non ha soddisfatto Donald Trump, che ha twittato sostenendo che Powell “ci ha deluso”: secondo lui “quello che il mercato voleva sentire era che questo era l’inizio di un ciclo lungo e deciso di tagli dei tassi che starebbe al passo con la Cina, la Ue e altri Paesi nel mondo”. Trump ha aggiunto: “Come al solito Powell ci ha deluso ma almeno ha messo fine alle quantitative tightening, che non sarebbe nemmeno dovuto iniziare”. Il riferimento è alla fine due mesi prima del previsto della riduzione del bilancio della Fed, gonfiato negli anni della crisi.

Secondo Giovanni Cuniberti, responsabile Consulenza fee-only di Gamma Capital Markets, società di gestione del risparmio specializzata in Consulenza a parcella e gestioni patrimoniali: “I mercati non l’hanno presa bene ma capiremo solo nei prossimi giorni il tono e soprattutto i volumi nelle discese”, aggiungendo: “abbiamo alleggerito l’azionario del 25% soprattutto sui singoli titoli per poter sfruttare possibili storni di agosto attraverso l’uso dei certificati”.

Per Nick Wall, co-gestore del fondo Merian Strategic Absolute Return Bond Fund, Merian Global Investors: “La decisione della Fed di ridurre i tassi di 25 punti base, che segnala comunque una disponibilità a tagli ulteriori, è un passo positivo, ma potrebbe anche essere un’occasione mancata. Crediamo infatti che la Fed avrebbe dovuto spingersi oltre e ridurre i tassi di 50 punti base, al fine di indebolire il dollaro, aumentare le aspettative di inflazione e rendere più ripida la curva dei rendimenti dei Treasury. Tagliando i tassi a piccoli passi, la Fed rischia che il dollaro si rafforzi ulteriormente, provocando una stretta delle condizioni finanziarie e rendendo irrilevante il tasso di interesse più basso. La timidezza è la strada che porta ai tassi di interesse a zero”.

La delusione sulla guidance della Fed si è avvertita subito sui mercati. Ieri sera Wall Street ha chiuso con il DJIA in calo di 333,75 punti, l’1,23%, a quota 26.864,27; è stata la seduta peggiore dal 31 maggio. L’S&P 500 ha ceduto 32,8 punti, l’1,09%, a quota 2.980,38. L’S&P 500 ha registrato una flessione di 98,19 punti, l’1,19%, a quota 8.175,42.

Oggi il rosso attraversa l’Asia, alle ore 7:30 italiane il Nikkei cede lo 0,08% nonostante lo yen stia perdendo notevole terreno sul dollaro, mentre Hong Kong scende dello 0,71% e Shanghai perde lo 0,78%.

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