Economia

Poste Italiane lancia l’Opa totalitaria su Tim: operazione da 10,8 mld per il delisting

Poste Italiane accelera sul consolidamento delle telecomunicazioni e approva il lancio di un’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) sull’intero capitale di Tim, società di cui detiene già circa il 27% dopo gli acquisti completati negli ultimi mesi. L’operazione, dal valore complessivo di circa 10,8 miliardi di euro, prevede una componente mista: 0,167 euro in contanti e 0,0218 azioni ordinarie Poste di nuova emissione per ogni titolo Tim conferito.
Tradotto in termini pratici, per 5.000 azioni Tim gli azionisti riceverebbero 109 azioni Poste più 835 euro cash. Il corrispettivo complessivo attribuisce ai titoli della società telefonica una valorizzazione pari a 0,635 euro per azione, incorporando un premio del 9,01% rispetto al prezzo ufficiale del 20 marzo 2026 (0,583 euro).
L’offerta è finalizzata al delisting di Tim da Piazza Affari mentre la validità dell’operazione è subordinata al raggiungimento di una partecipazione almeno pari al 66,67% del capitale.

Aumento di capitale e impatto sull’azionariato

Per sostenere l’operazione, il gruppo guidato da Matteo Del Fante (nella foto) ha approvato un aumento di capitale destinato all’emissione delle nuove azioni da offrire in concambio. In caso di adesione totalitaria, l’esborso in contanti sarebbe pari a circa 2,8 miliardi di euro.
A operazione conclusa, gli attuali soci Tim arriverebbero a detenere circa il 22% del capitale di Poste Italiane. La quota pubblica — oggi attorno al 65% — si ridurrebbe ma resterebbe di controllo, attestandosi intorno al 51%. Nel dettaglio, la partecipazione di Cassa Depositi e Prestiti scenderebbe dal 35% al 28%, mentre quella del ministero dell’Economia passerebbe dal 29% al 13%.
Il gruppo integrato avrebbe una capitalizzazione superiore ai 30 miliardi di euro e un flottante vicino ai 15 miliardi.

Obiettivo: un polo nazionale tra rete, servizi finanziari e logistica

Il progetto industriale punta a integrare la rete di telecomunicazioni di Tim con la capillarità territoriale e l’offerta finanziaria e assicurativa di Poste Italiane. L’aggregazione darebbe vita a una piattaforma nazionale per connettività, infrastrutture digitali, cloud e servizi a valore aggiunto.
Il gruppo combinato raggiungerebbe ricavi per 26,9 miliardi di euro, un risultato operativo di 4,8 miliardi e oltre 150mila dipendenti, configurandosi come una delle principali infrastrutture industriali del Paese. Resterebbe centrale il ruolo pubblico, con lo Stato azionista di maggioranza anche attraverso la partecipazione detenuta da Cdp, a garanzia di stabilità e indirizzo strategico.

Poste ha inoltre individuato sinergie complessive ante imposte pari a circa 700 milioni di euro annui a regime, di cui 500 milioni derivanti da efficienze di costo e oltre 200 milioni da maggiori ricavi. Gli oneri una tantum legati all’integrazione sono stimati in circa 700 milioni.
Secondo il piano, l’impatto positivo sull’utile per azione è atteso a partire dal 2027, mentre il completamento dell’operazione e il possibile delisting di Tim sono previsti entro la fine del 2026.

Tim già trasformata dopo la cessione della rete

La società telefonica guidata da Pietro Labriola arriva all’offerta dopo una profonda riorganizzazione: con la cessione della rete fissa nel 2024, il gruppo opera oggi prevalentemente come fornitore di servizi di telecomunicazioni fisse e mobili. L’integrazione consentirebbe a Poste di aggiungere tre asset chiave: una rete nazionale, infrastrutture cloud e data center e capacità di connettività su scala Paese.
Il consiglio di amministrazione di Tim si riunirà per avviare la valutazione formale dell’offerta. L’operazione arriva a quasi trent’anni dalla privatizzazione dell’ex monopolista e potrebbe riportare stabilmente lo Stato oltre il 50% del capitale, delineando un nuovo campione nazionale tra servizi postali, finanza e telecomunicazioni.