Possibile antidoto anti-crisi, il modello cooperativo basco

21 Maggio 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – In un momento in cui la Spagna mostra un tasso di disoccupazione al 25% di disoccupazione, che sale al 50% se si considera la disoccupazione giovanile, c’è chi non conosce la parola crisi. E’ il caso delle Cooperative Mondragon, nate negli anni 50 per iniziativa di José María Arizmendiarrieta, parroco di Mondragòn, piccola cittadina dei Paesi Baschi. L’idea iniziale era quello di creare un serie di industrie possedute in forma cooperativa dai giovani della parrocchia con l’obiettivo ultimo di ridistribuire la ricchezza creata dalle nuove industrie tra i lavoratori e la comunità che le sosteneva. A descrivere il funzionamento e la storia di queste coop basche, un nuovo report pubblicato dagli economisti del Schumacher Center For New Economics, di ritorno da un viaggio nei paesi baschi.

A oltre sessent’anni dalla fondazione, le Cooperative Mondragon rappresentano oggi una delle realtà economicamente più rilevanti della penisola iberica: dalla produzione industriale, ai servizi, le attività delle coop si muovono si muovono in un ampio spettro. Qualche numero per capire meglio le dimensioni del business. Al momento si contano complessivamente 102 le cooperative che sono nate e si sono sviluppate fuori Mondragòn, impiegando oltre 100.000 persone. Le entrate si aggirano complessivamente intorno ai 6 miliardi di euro, in pratica si tratta del settimo più importante giro d’affari della Spagna.

Rilevante il supporto allo sviluppo della comunità in cui operano le coop. Tutte hanno l’obbligo di donare il 10% dei propri profitti annuali a favore di progetti educativi e sociali, assicurando così alle istituzioni culturali basche un flusso continuo di fondi per scopi filantropici. Esiste inoltre l’obbligo di destinare il 10% dei profitti annuali a un fondo sociale d’impresa, il quale viene poi utilizzato per la ricerca e lo sviluppo di nuove cooperative e per il miglioramento delle industrie esistenti. Per contratto, inoltre, lo stipendio più alto di un lavoratore delle cooperative non può superare di otto volte la paga più bassa. In risposta all’attuale situazione economica, è stata poi decisa una volontaria riduzione dell’orario di lavoro, che ha permesso ad un maggior numero di persone di lavorare, sebbene con turni più brevi.

Per servire i bisogni finanziari della delle coop industriali è stata fondata Caja Laboral, banca di proprietà cooperativa, uno dei pochi istituti che sta resistendo bene alla profonda crisi del sistema bancario spagnolo. E che oggi conta 460 succursali in tutta la Spagna, gran parte delle quali concentrate nella regione basca nordorientale.
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Nell’arco di 60 anni Mondragòn, da città di operai metallurgici è diventata la sede del più grande gruppo commerciale di cooperative di proprietà operaia del mondo. “Ma la vera innovazione – secondo gli analisti di – è la figura dell’imprenditore sociale, ovvero colui il quale studia, sviluppa e finanzia nuove attività adeguate alla regione e alle capacità di quelli che in essa vivono. Il suo ruolo espande l’influenza delle cooperative e permette la creazione di nuovi posti di lavoro per le future generazioni basche”. Che il modello pensato da José María Arizmendiarrieta sia esportabile altrove?