Portogallo, spaventa la ‘tassa della morte’. Spettro patrimoniale

22 Dicembre 2015, di Alberto Battaglia

MILANO (WSI) – Il governo socialista, alla guida del Portogallo, ha proposto un piano per una nuova tassa di successione sulle grosse eredità: una mossa per una “società più equa”, dicono dall’esecutivo, ma per le numerosissime imprese a conduzione familiare si tratta di un’infausta “tassa della morte”.

In seguito all’annuncio della proposta, molte famiglie hanno prontamente trasferito la proprietà delle imprese ai figli.  Così Peter Villax, leader dell’associazione delle aziende a conduzione familiare del Portogallo, si oppone al programma, che è stato proposto dal nuovo governo socialista al Parlamento, lo scorso 27 novembre. Già prima delle elezioni dello scorso 4 ottobre, i socialisti avevano proposto di tassare qualsiasi eredità che avese un valore superiore a 1 milione di euro.

“L’Associazione portoghese delle imprese familiari è fermamente contraria alla reintroduzione della tassa sulle eredità. Invece di nutrire le imprese e guidarle verso investimenti e creazioni di posti di lavoro, il governo sta facendo il contrario, privando le società di fondi d’investimento dannatamente necessari”.

Le imprese a conduzione familiare sono fondamentali per l’economia portoghese: valgono il 50% del Pil, occupano il 60% dei lavoratori, sono fra il 70 e l’80% del numero delle società complessive, a quanto si legge sul sito dell’Associazione che le rappresenta.

Preoccupati di essere tassate per il loro patrimonio, alcune famiglie hanno donato i loro soldi ai parenti più stretti o hanno stipulato polizze di assicurazione sulla vita, al fine di evitare di pagare una tassa che è stata abolita più di 10 anni fa.  Il grafico fa il punto della situazione sull’incidenza che le tasse sul patrimonio hanno sul valore complessivo delle entrate fiscali. La Francia è al primo posto, mentre l’Italia – stando ai dati del 2014 – è tra gli ultimi paesi.

Intervistato da Bloomberg Daniel Leithold, analista dell’istituto Ifo di Monaco, afferma che:

“La tassa di successione è comune in tutta l’Ue; solo 7 membri non la prevedono. Tuttavia, da anni notiamo che diversi paesi impongono la tassa sulle grandi eredità rispetto a quelle di valori minori”.

Gli Stati Uniti, per esempio, impongono la cosidetta tassa immobiliare federale solo sulle proprietà che hanno un valore superiore a $5,43 milioni e  che sono state trasferite dai deceduti ai loro eredi, stando alla ricerca stilata da Ernst & Young “2015 Worldwide Estate and Inheritance Tax Guide”.

In Grecia, così come in Portogallo e Irlanda (paesi che sono stati salvati con accordi di bail out dall’Fmi e Ue – vengono tassate le eredità e le donazioni che hanno un valore superiore ai 150.000 euro, e che sono state ricevute da un adulto dopo la morte di un genitore.

Nel caso specifico del Portogallo, nei piani del governo socialista c’è il riassetto del carico fiscale, che dovrebbe spostarsi da quello gravante sui salari verso quello sui patrimoni; inoltre, è previsto un graduale rialzo della retribuzione minima.

Per Joao Marmelo, country manager di Basel (compagnia svizzera di assicurazione e fondi pensione), la cosiddetta “tassa della morte” avrebbe tuttavia l’effetto di creare disoccupazione e allontanare acquisti immobiliari dall’estero: “il fatto è che le persone che hanno i soldi possono sempre trovare una soluzione per eludere la tassa di successione”, afferma Marmelo in un’intervista, secondo cui la tassa“alla fine comporterebbe solo la distruzione del lavoro”.

Villax aggiunge:

“Le aziende sono già tassate sui profitti e sui dividendi..e ora si parla anche di tasse sulla successione. E’ troppo”. Secondo le stime dell’Associazione delle imprese a conduzione familiare sarebbero 150mila i posti a rischio se la tassa di successione entrasse in funzione.

Fonte: Bloomberg