Fonte: getty
Il peso fiscale continua a pesare sulle polizze unit-linked italiane. A dirlo è l’Ivass, che in un nuovo quaderno dedicato al trattamento tributario delle polizze vita in Europa mette in fila i principali mercati di riferimento, restituendo un quadro in cui l’Italia risulta tra i Paesi meno competitivi.
Il confronto è esteso a Francia, Germania, Portogallo, Regno Unito e Spagna e mette in luce come la combinazione di flat tax, minori agevolazioni sui rendimenti e patrimoniale riduca sensibilmente l’attrattività dei prodotti distribuiti nel nostro Paese. Un posizionamento che migliora solo quando si considerano i profili fiscali legati al passaggio generazionale della ricchezza, ambito in cui il quadro normativo italiano resta più favorevole.
La simulazione: premio unico, riscattato dopo dieci anni
Per valutare l’impatto effettivo dei diversi regimi fiscali l’Ivass costruisce una simulazione standardizzata. Il prodotto esaminato è una polizza unit-linked a vita intera con premio unico e facoltà di riscatto esercitata al decimo anno. I rendimenti ipotizzati derivano per il 25% da titoli di Stato del Paese di residenza, per un ulteriore 25% da fondi azionari e per il restante 50% da obbligazioni private.
Il cliente tipo investe 100 mila euro e al momento del riscatto percepisce 130 mila euro, con un rendimento lordo di 30 mila euro. Su questa base l’Autorità compara la tassazione applicata nei diversi ordinamenti ai fini dell’imposta sui redditi. Il risultato è un ranking che evidenzia differenze rilevanti, specie tra i Paesi che prevedono incentivi alla detenzione di lungo periodo e quelli che non li contemplano.
Portogallo in testa, Italia e Spagna in coda
Il Paese più conveniente, per chi mantiene la polizza oltre cinque anni, è il Portogallo. Per il risparmiatore residente a Lisbona il rendimento netto si attesta a 26.592 euro. Seguono Francia, Germania e Regno Unito, tutti caratterizzati da meccanismi che alleggeriscono progressivamente la tassazione dei rendimenti nel medio-lungo periodo.
In coda alla classifica si collocano Italia e Spagna. Per il cliente italiano il rendimento netto scende a 20.913 euro, quasi 6 mila euro in meno rispetto all’investitore portoghese.
Il motivo è nella struttura del prelievo: in Italia sulle unit-linked si applica una flat tax del 26% — ridotta solo per la componente investita in titoli di Stato — cui si aggiunge la patrimoniale dello 0,2% introdotta con il decreto Monti nel 2011. Un doppio fardello che nel decennio di durata della simulazione incide in modo significativo sul risultato finale.
Ancora meno favorevole è il caso spagnolo. Il risparmiatore residente in Spagna subisce un’aliquota del 30%, oltre alla patrimoniale dello 0,2%, e porta a casa un rendimento netto di soli 18.700 euro. Un valore che apre un divario di quasi 8 mila euro rispetto alla media dei Paesi più competitivi.
L’effetto “lungo periodo” e le scelte dei singoli ordinamenti
L’Ivass evidenzia come Portogallo e Francia presentino un elemento comune: entrambi riducono l’aliquota complessiva sui rendimenti man mano che aumenta la durata della detenzione, con benefici particolarmente visibili dopo il settimo anno. Una logica che spinge il risparmiatore a prolungare l’orizzonte dell’investimento, sostenendo nel contempo la crescita del mercato assicurativo.
Nessun meccanismo analogo è previsto in Italia, dove la tassazione resta sostanzialmente stabile nel tempo e si cumula con il prelievo patrimoniale annuale. Un’impostazione che, nel confronto europeo tratteggiato dall’Ivass, contribuisce a penalizzare le performance delle polizze unit-linked italiane rispetto a quelle collocate negli altri grandi mercati continentali.
Cosa sono le polizze unit-linked e come funzionano
Le polizze unit-linked sono contratti assicurativi sulla vita in cui i premi versati dal cliente vengono investiti in fondi interni o in OICR, con un profilo finanziario più marcato rispetto alle tradizionali polizze rivalutabili. Il valore della prestazione dipende dall’andamento degli strumenti sottostanti, senza garanzia di restituzione del capitale. Il rischio finanziario è quindi in larga parte a carico dell’assicurato.
Questi prodotti prevedono la possibilità di riscatti totali o parziali, oltre a una copertura assicurativa in caso di decesso, mentre la fiscalità si applica sul differenziale tra capitale erogato e premi versati. La loro diffusione in Europa è legata alla combinazione tra componente finanziaria e trattamento fiscale, che influisce in modo determinante sulla convenienza complessiva per l’investitore.