Assicurazioni

Fondi pensione, patrimonio oltre i 262 miliardi: crescono iscritti, contributi e rendimenti

La previdenza complementare continua a rafforzarsi in Italia, sia in termini di adesioni sia per risorse gestite. È quanto emerge dalla Relazione annuale sull’attività svolta nel 2025 presentata dalla COVIP, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, che fotografa un settore in espansione, sostenuto dalla crescita dei mercati finanziari e da una partecipazione sempre più diffusa dei lavoratori.

Alla fine dello scorso anno le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari hanno raggiunto i 262 miliardi di euro, in aumento del 7,7% rispetto al 2024. Una cifra che corrisponde all’11,6% del Pil italiano e al 4% delle attività finanziarie delle famiglie. Parallelamente, gli iscritti hanno sfiorato quota 10,5 milioni, con una crescita del 4,8% su base annua, arrivando a rappresentare quasi il 40% della forza lavoro italiana.

Previdenza complementare: più adesioni e fondi sempre più grandi

La COVIP evidenzia come il settore stia attraversando un lungo processo di consolidamento. Alla fine del 2025 le forme pensionistiche operative erano 273, tra fondi negoziali, fondi aperti, piani individuali pensionistici (PIP) e fondi preesistenti. Rispetto al 1999 il loro numero si è più che dimezzato, soprattutto per effetto della riduzione dei fondi preesistenti, passati da oltre 600 a 131.

La diminuzione del numero degli operatori ha però favorito un aumento delle dimensioni medie dei fondi, rafforzandone la capacità di affrontare scenari di mercato sempre più complessi. A trainare la crescita delle adesioni sono soprattutto i fondi negoziali, che contano 4,4 milioni di iscritti (+6,1%), e i fondi aperti, saliti a 2,2 milioni (+8,7%). I PIP raccolgono invece circa 3,8 milioni di aderenti (+2,9%).

Giovani più presenti, ma resta il divario di genere

Tra gli aspetti più interessanti evidenziati dalla relazione c’è il progressivo coinvolgimento delle nuove generazioni. La quota di iscritti con meno di 35 anni è salita dal 17,5% del 2020 al 20,8% del 2025, mentre il tasso di partecipazione alla previdenza complementare tra i giovani di età compresa tra 15 e 34 anni è aumentato di quasi 10 punti percentuali nell’arco di cinque anni.

Permangono tuttavia significativi squilibri. Gli uomini rappresentano ancora il 61,2% degli iscritti, contro il 38,8% delle donne. Il divario emerge anche sul fronte contributivo: la contribuzione media femminile risulta inferiore del 16% rispetto a quella maschile. Persistono inoltre differenze territoriali marcate. Le regioni del Nord concentrano il 57,3% degli aderenti e registrano livelli di partecipazione superiori alla media nazionale, mentre nel Mezzogiorno l’adesione alla previdenza complementare rimane sensibilmente più contenuta.

Contributi in crescita oltre i 22 miliardi

Nel corso del 2025 i contributi versati ai fondi pensione hanno raggiunto 22,4 miliardi di euro, con una crescita dell’8,7% rispetto all’anno precedente. Si tratta di un ritmo superiore alla media registrata nel quinquennio precedente. La componente più rilevante continua a essere rappresentata dai lavoratori dipendenti, che hanno versato complessivamente 18,7 miliardi di euro. Di questi, 9,6 miliardi provengono dal trattamento di fine rapporto (TFR), 5,7 miliardi dai contributi dei lavoratori e 3,4 miliardi dai versamenti dei datori di lavoro.

Gli iscritti che hanno effettivamente effettuato versamenti nel corso dell’anno sono stati 7,4 milioni, pari al 73% del totale. La contribuzione media si è attestata a 2.990 euro annui, salendo a 3.110 euro per i lavoratori dipendenti e scendendo a 2.780 euro per gli autonomi. Un segnale positivo arriva anche dal numero degli iscritti non versanti, circa 2,7 milioni, che per la prima volta interrompe la tendenza alla crescita osservata negli anni precedenti.

Rendimenti positivi e azionario vincente nel lungo periodo

Il 2025 si è rivelato un anno favorevole anche sul fronte delle performance. Secondo la COVIP, il progressivo allentamento delle politiche monetarie ha sostenuto sia i mercati azionari sia, in misura più contenuta, quelli obbligazionari. Tutte le principali categorie di comparti hanno chiuso l’anno con rendimenti positivi al netto dei costi e della fiscalità. Le migliori performance sono arrivate dai comparti azionari, che hanno registrato rendimenti medi compresi tra il 7,5% e il 10%, mentre le linee bilanciate hanno ottenuto risultati tra il 3,5% e il 5,5%.

L’analisi di lungo periodo conferma inoltre la maggiore capacità dell’azionario di generare rendimento. Nel decennio 2015-2025 i comparti con maggiore esposizione ai mercati azionari hanno registrato rendimenti medi annui attorno al 5%, superiori sia alle altre linee di investimento sia alla rivalutazione del TFR, che nello stesso periodo si è fermata mediamente al 2,5% annuo. Nonostante ciò, le linee azionarie continuano a essere scelte da una minoranza degli aderenti, pari al 13,9% del totale.

Più investimenti nell’economia reale

Sul fronte degli investimenti, i fondi pensione mantengono un approccio prudente, con il 55,8% delle risorse allocate in titoli di Stato e obbligazioni. Cresce però l’esposizione azionaria, salita al 32,9% del patrimonio, 2,4 punti percentuali in più rispetto al 2024. La COVIP segnala inoltre una crescente attenzione verso l’economia reale italiana. Gli investimenti destinati al sistema Paese, tra titoli pubblici, obbligazioni e azioni di imprese italiane e immobili, ammontano a 43,9 miliardi di euro, pari al 19,3% del totale.

Sempre più fondi, in particolare quelli negoziali, stanno ampliando la propria presenza in strumenti alternativi come private equity, private debt e fondi infrastrutturali. Una tendenza che, secondo la Commissione, contribuisce sia alla diversificazione dei portafogli sia al sostegno dell’attività produttiva nazionale.

Il nodo dei costi

La relazione richiama infine l’attenzione sull’impatto dei costi di gestione. Anche differenze apparentemente contenute possono produrre effetti rilevanti nel lungo periodo. Secondo le simulazioni della COVIP, un costo annuo inferiore dell’1% può tradursi, dopo 35 anni di partecipazione, in una prestazione finale più elevata tra il 18% e il 20%.

Da questo punto di vista i fondi negoziali continuano a risultare i più convenienti, con un Indicatore sintetico dei costi (ISC) pari allo 0,47% su un orizzonte di dieci anni. L’indicatore sale all’1,36% per i fondi aperti e al 2,17% per i PIP, dove incidono maggiormente i costi legati alle reti distributive. I dati della COVIP mostrano dunque un sistema della previdenza complementare in crescita e sempre più rilevante per il risparmio degli italiani. Restano però aperte alcune sfide strutturali, dalla riduzione dei divari territoriali e di genere fino alla necessità di aumentare la partecipazione dei più giovani e di favorire una maggiore consapevolezza nelle scelte di investimento di lungo periodo.