Fondi pensione in crescita: oltre 10,6 milioni di iscritti, quando rendono nel lungo periodo
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La previdenza complementare continua a crescere in Italia e torna a mostrare segnali di forte dinamismo dopo gli anni più complessi segnati dall’incertezza economica e dall’inflazione. A fotografare l’andamento del settore è la Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, che nel monitoraggio aggiornato al 31 marzo 2026 registra un aumento sia delle adesioni sia delle risorse accumulate nei fondi.
Secondo i dati ufficiali, le posizioni in essere nella previdenza complementare hanno raggiunto quota 11,9 milioni, con un incremento dell’1,7% rispetto alla fine del 2025. Gli iscritti complessivi sono invece saliti a 10,6 milioni, contro i 9,9 milioni registrati al termine del 2024. Numeri che confermano come il secondo e terzo pilastro del sistema pensionistico italiano stiano assumendo un ruolo sempre più centrale per integrare la pensione pubblica.
A sottolineare il trend positivo – come riporta Repubblica – è stata anche Lucia Anselmi, direttore generale della Covip, che ha evidenziato come la crescita delle adesioni non si sia mai realmente fermata neppure nei periodi più difficili. Nel solo 2025 le nuove adesioni sono state circa un milione, segnale di una rinnovata attenzione verso gli strumenti di previdenza integrativa.
Secondo Anselmi, il contesto demografico italiano rende inevitabile un rafforzamento della previdenza complementare. L’invecchiamento della popolazione, il calo delle nascite e la sostenibilità futura del sistema pensionistico pubblico rappresentano infatti una delle principali sfide economiche dei prossimi decenni. In questo scenario, accumulare una pensione integrativa diventa sempre più importante, soprattutto per le generazioni più giovani.
Covip: chi aderisce ai fondi pensione
L’ultima relazione annuale della Covip, riferita al 2024, permette anche di tracciare l’identikit degli iscritti. La platea continua a essere composta prevalentemente da uomini, lavoratori over 35 e residenti nel Nord Italia. I giovani sotto i 34 anni rappresentano ancora una quota limitata, pari al 19,9% degli iscritti totali. Tuttavia il dato è in crescita rispetto al 17,6% registrato nel 2019, segno di un graduale aumento dell’interesse verso la previdenza integrativa anche tra le nuove generazioni.
Resta invece marcato il divario di genere. Nei fondi negoziali, cioè quelli collegati ai contratti collettivi di lavoro, la presenza femminile si ferma al 27,6%. La situazione appare più equilibrata nei fondi aperti, dove le donne rappresentano il 43,1% degli aderenti, e nei Pip, i Piani individuali pensionistici, dove la quota femminile arriva al 46,7%. Per la Covip questi squilibri rappresentano un problema rilevante. Donne, giovani e residenti nelle aree economicamente più deboli del Paese tendono infatti ad aderire meno ai fondi pensione e a versare contributi inferiori. Inoltre scelgono spesso linee di investimento più prudenti, che nel lungo periodo producono rendimenti più contenuti.
Raccolta in aumento nel primo trimestre 2026
Nei primi tre mesi del 2026 la raccolta della previdenza complementare ha raggiunto i 4,7 miliardi di euro, con una crescita del 12,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. L’aumento è stato trainato soprattutto dai fondi aperti, che hanno registrato il maggiore incremento delle nuove risorse.
Il patrimonio complessivo destinato alle prestazioni pensionistiche è salito a 262,6 miliardi di euro, in lieve aumento dello 0,2% rispetto al 31 dicembre 2025. Un risultato ottenuto nonostante le difficoltà dei mercati finanziari internazionali, condizionati dalle tensioni geopolitiche e dall’incertezza legata al conflitto iraniano e alla possibile chiusura dello stretto di Hormuz. La gestione previdenziale positiva ha infatti compensato le perdite in conto capitale generate dall’andamento dei mercati.
Rendimenti in calo nel breve periodo
La volatilità finanziaria ha inciso soprattutto sui comparti più esposti ai mercati azionari. Nel primo trimestre del 2026 i comparti azionari dei fondi negoziali hanno registrato un rendimento negativo dell’1,3%, mentre nei fondi aperti la perdita è stata del 2,8%. Peggiore il risultato dei Pip di ramo III, che hanno segnato un rendimento del -3,4%. Più contenute invece le perdite per le linee bilanciate, mentre i comparti obbligazionari e garantiti hanno evidenziato rendimenti medi solo lievemente negativi.
La Covip invita però a guardare soprattutto al lungo periodo, che rappresenta l’orizzonte naturale del risparmio previdenziale. Dal 2015 a marzo 2026, infatti, le linee a maggiore contenuto azionario hanno garantito rendimenti medi annui composti compresi tra il 4,5% e il 4,7% per tutte le principali tipologie di fondi pensione. I prodotti bilanciati hanno invece registrato rendimenti medi tra l’1,7% e il 2,6%, mentre le linee garantite e obbligazionarie si sono mantenute generalmente sotto l’1% annuo.
Più rischio per ottenere rendimenti maggiori
Secondo la Covip, uno degli aspetti più importanti riguarda proprio le scelte di investimento degli iscritti. Nel sistema pensionistico complementare italiano, basato sulla contribuzione definita, l’importo finale della pensione integrativa dipende non solo dai contributi versati ma anche dai risultati ottenuti dagli investimenti nel tempo. Per questo motivo le linee più dinamiche e con una maggiore componente azionaria risultano generalmente più convenienti per chi ha ancora molti anni davanti prima del pensionamento.
Anselmi sottolinea come nel lungo periodo la volatilità dei mercati tenda ad attenuarsi e come il tempo rappresenti il principale alleato degli investitori previdenziali. Nonostante ciò, molti iscritti continuano a preferire soluzioni prudenti, rinunciando però a opportunità di rendimento più elevate.
Proprio per favorire una maggiore efficienza del sistema, la Legge di bilancio 2026 ha introdotto nuovi meccanismi automatici per le adesioni tacite ai fondi pensione. La novità principale riguarda il passaggio dalle linee garantite ai percorsi “life-cycle”, cioè strategie di investimento che modificano progressivamente il livello di rischio in base all’età dell’aderente: più dinamiche nella fase iniziale della carriera e più prudenti con l’avvicinarsi della pensione. Un modello che punta a rafforzare la cultura previdenziale degli italiani e a costruire pensioni integrative più solide nel lungo periodo.