Assicurazioni

Polizze catastrofali: solo il 12% delle imprese è coperto, gap da 1,7 miliardi per il settore assicurativo

A oltre un anno dall’introduzione dell’obbligo di copertura assicurativa contro i rischi catastrofali previsto dalla Legge di Bilancio 2024 (L. n. 213/2023), il sistema produttivo italiano appare ancora largamente scoperto. I numeri fotografano una diffusione limitata: appena il 12% delle circa 5 milioni di imprese italiane ha oggi una polizza attiva contro eventi come terremoti, alluvioni e frane. Si tratta di un miglioramento rispetto al 7% registrato prima dell’entrata in vigore della norma, ma la distanza rispetto a una copertura realmente capillare resta ampia.

Rischi catastrofali: un mercato potenziale ancora inespresso

Anche sul piano economico emerge un significativo divario. A fronte di un potenziale di mercato stimato in circa 2,4 miliardi di euro di premi annui, la raccolta effettiva si ferma intorno ai 700 milioni. Questo lascia scoperto uno spazio di circa 1,7 miliardi di euro, che rappresenta una delle principali opportunità di crescita per il settore assicurativo.

Secondo l’analisi condotta da Excellence Consulting su dati di mercato e fonti istituzionali, le ragioni di questa bassa adesione sono prevalentemente strutturali, più che legate ai costi. Il premio medio annuo, infatti, si colloca generalmente tra i 700 e i 1.000 euro, variando in base alla localizzazione e al valore assicurato. Per le microimprese, il costo scende ulteriormente, attestandosi tra i 300 e i 500 euro. Nonostante ciò, la domanda resta debole: il rischio viene spesso percepito come remoto, l’obbligo normativo come poco stringente e i prodotti assicurativi come complessi e difficili da comprendere.

A incidere è anche una diffusa sfiducia nei tempi di liquidazione dei sinistri, un elemento cruciale per la continuità operativa delle imprese colpite. Eppure, in assenza di copertura, le conseguenze possono essere rilevanti: un evento catastrofale aumenta sensibilmente la probabilità di insolvenza aziendale, soprattutto nelle aree più esposte, con effetti diretti sul merito creditizio.

Come funziona la copertura obbligatoria

Dal punto di vista normativo, il perimetro tecnico è ben definito. Le coperture includono fabbricati assicurati al valore di ricostruzione a nuovo, impianti e macchinari al costo di rimpiazzo e terreni a primo rischio assoluto. I massimali seguono una struttura a scaglioni: copertura integrale fino a 1 milione di euro, almeno il 70% tra 1 e 30 milioni e libera negoziazione oltre tale soglia. È inoltre previsto uno scoperto del 15% per somme assicurate fino a 30 milioni. La normativa introduce anche l’obbligo per le compagnie di accettare le richieste di copertura e assegna a SACE il ruolo di riassicuratore pubblico.

La distribuzione del rischio sul territorio nazionale è fortemente disomogenea. Le aree a maggiore rischio sismico includono Calabria, Abruzzo e Basilicata; la Valle d’Aosta è particolarmente esposta al rischio frane, mentre l’Emilia-Romagna è tra le regioni più vulnerabili alle alluvioni. Questa eterogeneità si riflette direttamente sui prezzi delle polizze: si passa da una media di circa 459 euro in Sardegna a oltre 7.800 euro in Liguria. Un divario che evidenzia la distanza tra il costo reale della copertura e quello percepito come sostenibile, soprattutto per le microimprese. Il nodo centrale, secondo gli operatori del settore, è quello dell’accessibilità. Le microimprese, che rappresentano la parte più ampia e frammentata del tessuto produttivo italiano, risultano anche le meno raggiunte dai canali distributivi tradizionali. Per colmare questo gap, diventa fondamentale semplificare l’offerta e renderla più comprensibile.

In questa direzione, il settore assicurativo è chiamato a ripensare il proprio modello di business. Tra le soluzioni possibili emergono prodotti ibridi, che combinano coperture tradizionali e strumenti parametrici in grado di garantire liquidità immediata al verificarsi dell’evento. Allo stesso tempo, diventa cruciale rafforzare il ruolo della consulenza, aiutando le imprese a comprendere il rischio reale e il valore della protezione assicurativa. Infine, anche il modello distributivo potrebbe evolvere verso una maggiore integrazione tra compagnie assicurative e sistema bancario, con l’obiettivo di raggiungere in modo più efficace un tessuto imprenditoriale diffuso e ancora largamente scoperto.

“Per rispondere efficacemente a questa esigenza delle imprese – aggiunge Maurizio Primanni, CEO del Gruppo Excellence – è necessario un cambio del modello di business: sia dal punto di vista dell’offerta, basata su soluzioni ibride, tradizionali e parametriche, capaci di garantire liquidità immediata al verificarsi del sinistro, sia dal punto di vista del modello di servizio, basato su una efficace consulenza finalizzata a far comprendere il rischio reale e il valore della soluzione assicurativa per il cliente, sia dal punto di vista del modello distributivo, dove la costruzione di un sistema sinergico tra compagnia assicurativa e banca commerciale potrebbe essere la scelta vincente”.