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Da oggi circa 25.000 medie imprese italiane sono tenute a sottoscrivere una polizza catastrofale, in applicazione della norma introdotta con la Legge di Bilancio 2024. L’obbligo riguarda realtà di settori diversi – dalla metalmeccanica all’alimentare, fino al mobilificio – con l’obiettivo di aumentare la resilienza del tessuto produttivo nazionale di fronte a eventi naturali estremi.
Quanto costa assicurarsi
Secondo un’analisi condotta da Facile.it, in collaborazione con Italfinance e Finital, i premi annui risultano accessibili, soprattutto se confrontati con i potenziali danni economici di calamità come sismi, alluvioni o frane.
Le simulazioni hanno preso in esame tre tipologie di imprese in tre città campione: Milano, Roma e Palermo.
Per un’azienda metalmeccanica con fabbricato del valore di 1,5 milioni di euro, macchinari per 800mila euro e attrezzature per 300mila euro, il premio parte da 584 euro a Milano, sale a 790 euro a Roma e raggiunge 1.025 euro a Palermo.
Nel caso di un’azienda alimentare, che presenta valori assicurati più elevati (immobile da 2 milioni, macchinari per 1,2 milioni e attrezzature per 200mila euro), il costo annuale si attesta a 744 euro a Milano, 1.035 euro a Roma e 1.297 euro a Palermo.
Per un mobilificio, con fabbricato da 1,8 milioni, impianti per 1 milione e attrezzature per 200mila euro, il premio varia da 654 euro a Milano, a 897 euro a Roma, fino a 1.136 euro a Palermo.
I fattori che determinano i premi
Il costo della polizza non dipende solo dal valore assicurato ma anche da variabili legate alla rischiosità del territorio, alla probabilità di eventi calamitosi, alle caratteristiche costruttive degli immobili e alla tipologia di attività svolta. Come spiegano gli esperti di Facile.it, incidono inoltre elementi come la collocazione dell’immobile (ad esempio, il piano rispetto al livello del suolo), le politiche commerciali delle compagnie e le specifiche clausole contrattuali.
Le conseguenze del mancato rispetto
Al momento non sono previste sanzioni pecuniarie per chi non sottoscrive la copertura, ma le imprese che non si adeguano rischiano di non poter accedere a contributi o agevolazioni pubbliche. Inoltre, in caso di calamità, sarebbero costrette a far fronte autonomamente ai danni, senza poter contare su indennizzi da parte dello Stato.
L’obbligo riguarda eventi come sismi, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni, ma non copre fenomeni atmosferici quali grandine, trombe d’aria e bombe d’acqua: per proteggersi da questi, servono garanzie accessorie. Attenzione anche alla distinzione tra frane “rapide”, incluse nelle coperture, e quelle “graduali”, escluse. Restano fuori anche mareggiate, valanghe e slavine, così come gli immobili abusivi o non a norma.
Secondo gli analisti, la nuova disciplina rappresenta una sfida ma anche un passo verso una maggiore responsabilizzazione del sistema produttivo: “Il rischio climatico – osservano da Facile.it – non può più essere considerato residuale. L’obbligatorietà delle polizze Cat Nat spinge le imprese a pianificare in ottica preventiva”.