Crisi Ucraina, cosa sta facendo l’Italia

1 Marzo 2022, di Massimiliano Volpe

Dopo 72 ore dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo la situazione si fa sempre più complessa e articolata anche per l’Italia. Il nostro governo si sta muovendo sia sul fronte delle sanzioni che su quello dell’emergenza energetica vista la forte dipendenza del nostro paese dalle forniture di gas e petrolio russe.

Per quanto riguarda il piano militare l’Italia ha assicurato l’invio di materiale militare in Ucraina per 12 milioni di euro e ha messo a disposizione della Nato da subito altri 1.500 uomini che saranno schierati nelle nazioni alleate che confinano con la Russia. Altri 2000 sono stati messi in stato di allerta e pronti a partire.

In questo momento le truppe russe stanno incontrando una forte resistenza da parte dell’esercito di Kiev e dei volontari ucraini scesi in campo a fianco dell’esercito. Il tentativo di conquistare la capitale Kiev da parte delle truppe di invasione russe rischia di trasformarsi in una battaglia casa per casa. Incerto ancora il bilancio delle vittime.

Per la Nato si tratta della più grave emergenza in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale.

Italia pensa a potenziare centrali a carbone

L’Unione Europea e gli Usa sono pronte per varare un nuovo e più severo piano di sanzioni economiche contro la Russia dopo quelle già decise nei giorni scorsi tra cui anche il blocco del sistema dei pagamenti internazionali Swift. Anche il premier Draghi si è detto d’accordo a questa possibilità ma che avrebbe come possibile conseguenza l’ interruzione delle forniture di gas da parte di Mosca.

Per fare fronte ad un eventuale blocco delle forniture in queste ore i leader europei stanno mettendo a punto un piano di emergenza.

Il premier Draghi ha proposto di riaprire le centrali a carbone per colmare eventuali mancanze nell’immediato. Sono sette le centrali a carbone in Italia: La Spezia, a Fusina, nel comune di Venezia, Torrevaldaliga Nord, nel comune di Civitavecchia, un impianto a Brindisi e uno a Portoscuso, nella provincia del Sulcis in Sardegna, tutte gestite dall’Enel. A Monfalcone, in provincia di Gorizia, c’è una centrale di A2a, mentre a Fiume Santo, vicino Porto Torres, l’impianto è gestito da Ep produzione.

“Dobbiamo velocemente riflettere anche sull’opportunità di ricorrere a strumenti, sempre europei, che possano risolvere i problemi industriali e di liquidità che, realisticamente, le imprese dovranno affrontare. Questa situazione, estremamente critica, porta con sè pesanti conseguenze economiche per tutti, riportando al centro dell’attenzione anche temi fondamentali come l’indipendenza energetica o l’approvvigionamento delle materie prime per la produzione del nostro sistema industriale. Dobbiamo riorganizzare il ‘Piano industriale’ italiano, tenendo conto degli effetti che si verificheranno nei prossimi anni” così, in un post sui social il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

Clicca qui per scoprire quali sono le conseguenze economiche del conflitto in corso per l’Italia.

Italia potenzia truppe per crisi Ucraina

Attualmente le forze italiane impiegate sul campo contano circa 240 uomini attualmente schierati in Lettonia, insieme a forze navali nel Mediterraneo Orientale e ai caccia Eurofighter in Romania a difesa di quello spazio aereo. Un contingente che sarà aumentato da subito.

“Nell’ambito del rafforzamento della postura di deterrenza sul fianco est dell’Alleanza, da domani l’Italia potenzierà la propria presenza in Romania raddoppiando il numero dei velivoli Eurofighter già operanti nell’attività di airpolicing. Ulteriori 4 aeroplani verranno inviati nella base di Mihail Kogălniceanu di Costanza” ha annunciato il ministro della Difesa Guerini.

Passeranno, così, da 4 ad 8 gli Eurofighter impegnati in Romania.

Inoltre sono stati mobilitati fino al 30 settembre altri 1.350 militari delle forze ad alta prontezza della ‘Very high readiness joint task force’ (Vjtf in sigla Nato).

È stata, inoltre, innalzata la prontezza di 2.000 unità di rinforzo (le Immediate follow-on forces group-Iffg) nel caso si debba ulteriormente potenziare il dispositivo su richiesta Nato o assicurare la rotazione delle forze ad alta prontezza.

Per quanto riguarda i 12 milioni di euro di forniture militari si tratta in particolare “di equipaggiamenti per la protezione individuale e più in generale della popolazione civile dagli effetti del conflitto in atto”, e dunque “elmetti e giubbotti antiproiettile” ma anche “materiali Counter-Ied per la rilevazione di oggetti metallici e ordigni esplosivi”, cioè dispositivi per lo “sminamento umanitario a favore della popolazione civile”, spiega una nota di Palazzo Chigi.