POCHE SPIE IN GONNELLA PER LA REGINA

27 Agosto 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9colonne) – Londra, 27 ago – James Bond in abbondanza, ma scarseggiano le Mata Hari. Il Regno Unito, patria dell’agente segreto più famoso del mondo, scopre che forse il mito dell’agente 007 è diventato un mito “sessista”. Nel senso che non attrae più nello stesso modo in due sessi. Se infatti lo scorso anno le domande presentate per entrare nei servizi segreti della regina erano quasi ugualmente ripartite tra uomini e donne, quest’anno le aspiranti spie in gonnella sono state appena un terzo del totale. Per questo l’Mi5 sta preparando una campagna rivolta alle donne, e in particolare alle minoranze etniche, per entrare a fare parte dell’intelligenze britannica. Per le novelle spie sono previsti da contratto sei mesi di licenza per la maternità e un sistema di assistenza per i bambini. Cosa c’entrano con tutto questo James Bond e il sessismo? Pare che a fare da deterrente per le spie rosa sia proprio la cinematografia, che propina modelli sempre più violenti, all’insegna del “macho” tutto d’un pezzo. Per questo, nella sua campagna, l’Mi5 ha anche ribadito che fare la spia non significa necessariamente andare in giro sempre armati o compiere missioni ad alto rischio. Ma forse c’è altro dietro il mutato orientamento: difficile, infatti, pensare che questi siano stati i fattori deterrenti, considerando che gli ultimi due capi dell’intelligence sono stati in realtà due “cape”: Stella Rimington ed Eliza Manningham-Buller. E i film di James Bond circolavano nelle sale cinematografiche già da decenni.