Pmi: stangata dai costi burocratici, aumenteranno di 3,2 miliardi nel 2020

23 Dicembre 2019, di Mariangela Tessa

Non solo tasse. Nel 2020 le Pmi, secondo i calcoli della CGIA Mestre.  dovranno far fronte ad aumento dei costi burocratici complessivi pari ad almeno 3,2 miliardi di euro.

Tra gli adempimenti imposti dal nuovo “Codice della crisi e dell’insolvenza“, le nuove disposizioni sul contrasto all’omesso versamento delle ritenute Irpef dei dipendenti delle aziende che lavorano in subappalto e l’obbligo esteso a tutte le imprese di inviare telematicamente i corrispettivi.

Nel dettaglio dei nuovi provvedimenti, spiega l’associazione,

“per evitare il fallimento delle Pmi, il legislatore ha introdotto il codice anticrisi che impone anche alle Srl di piccole dimensioni di nominare un organo di controllo composto o da un collegio sindacale o da un sindaco unico o da un revisore dei conti. Operazione che obbliga, tra le altre cose, la modifica dello statuto societario. L’obiettivo di questa misura? Rilevare precocemente i primi segnali di crisi di una azienda attraverso la tempestiva adozione di misure idonee a superarla, quando possibile, o a regolarla, prima dell’insolvenza conclamata. “Siamo poi così sicuri che grazie a questo nuovo sistema di allert, molte piccole imprese eviteranno di intraprendere la strada del fallimento?”, si chiede l’associazione.

Ma non è l’unica voce di costo elencata. Tra queste anche l’obbligo di invio copia ritenute Irpef dipendenti aziende in subappalto e la memorizzazione e invio telematico dei corrispettivi.