Assogestioni: creiamo nuovi Pir focalizzati sulle piccole imprese non quotate

27 Marzo 2020, di Alberto Battaglia

Creare Piani individuali di risparmio che si concentrino, al 70%, sulle piccole imprese non quotate e destinati a una clientela più “evoluta” e patrimonializzata.
E’ questa la proposta lanciata da Assogestioni, che, alla luce del successo avuto dai Pir, ha lanciato l’idea di affiancare a questo strumento una nuova variante avanzata, in grado di convogliare maggiori risorse anche su titoli illiquidi emessi da piccole aziende.
Si tratterebbe, per chi lo sottoscrive, di un investimento decisamente più rischioso rispetto ai Pir “normali”, e quindi rivolto a soggetti con più risorse e orizzonti temporali mediamente più lunghi.

“La sfida collegata a questo obiettivo è quella di creare dei portafogli maggiormente vincolati ai segmenti di mercato meno liquidi, ma proprio per questo ancora più vicini alle imprese più piccole”, ha scritto Assogestioni nel presentare la sua proposta. “E’ necessario fare ancora di più a sostegno dell’economia reale e dello sviluppo del mercato finanziario nazionale”, ha affermato l’associazione, “l’industria del risparmio gestito vuole fare la sua parte favorendo in maniera ancora più decisa e consistente il collegamento del risparmio verso investimenti in imprese di minori dimensioni.

I benefici fiscali

Anche i Pir dedicati alle Pmi proposti da Assogestioni dovrebbero prevedere, come per i Pir ordinari, una serie di benefici fiscali per i sottoscrittori. I benefici fiscali previsti dalla normativa Pir, spiega Assogestioni, dovrebbero essere estesi anche a favore di piani di risparmio che, per almeno i due terzi dell’anno solare di durata del piano, investano almeno il 70% del valore complessivo in:

  • strumenti finanziari emessi o stipulati con imprese residenti nel territorio dello Stato o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo con stabile organizzazione nel territorio dello Stato, diverse da quelle inserite negli indici FTSE Mib e FTSE Mid Cap della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati (percentuale che nei Pir ordinari ammonta attualmente al 3,5% del valore complessivo del piano);
  • in prestiti erogati alle predette imprese
  • in crediti delle medesime imprese

Le soglie d’investimento

“Considerato che l’oggetto dell’investimento dei Pir Alternativi è tipicamente illiquido è fondamentale che i limiti delle somme o i valori destinabili al Pir alternativo siano più alti di quelli previsti per il Pir ordinario, che ricordiamo essere pari a un massimo di 30mila euro all’anno fino al raggiungimento di un totale di 150mila euro”, ha affermato Assogestioni.
La proposta dell’associazione è quella di innalzare tale soglia a 1,5 milioni di euro, con un versamento massimo annuo pari a 150mila euro.