Economia

Usa: crollo record del Pil nel secondo trimestre, ma più contenuto del previsto

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Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, l’aveva anticipato ieri, in occasione delle decisioni di politica monetaria – e, in effetti, il crollo senza precedenti del Pil americano nel secondo trimestre è stato certificato dai dati ufficiali. Il bilancio è il seguente: una riduzione del prodotto interno lordo del 32,9% su base annua: un record assoluto, che non giunge inatteso data la straordinarietà della crisi-coronavirus. Anzi, gli analisti sondati da Marketwatch avevano messo in conto una flessione ancor più marcata, del 35%; anche per questo l’apertura dei mercati, a Wall Street, è stata sì negativa, ma non quanto sarebbe stato legittimo aspettarsi a fronte di una contrazione-record della produzione. Il Pil trimestrale non era mai sceso più del 10% annuo dai tempi del secondo Dopoguerra.

La fine del lockdown negli Stati Uniti è stata particolarmente travagliata dal punto di vista sanitario, visto che il ritmo dei nuovi contagi ha continuato la sua crescita fino a toccare il picco dei casi giornalieri lo scorso 16 luglio.

L’andamento del Pil americano, nel dettaglio

Nel dettaglio, le componenti del Pil che hanno risentito maggiormente della crisi-Covid sono state la spesa per servizi (-43,5% annuo). A farne le spese è stato dunque il turismo, la ristorazione, o viaggi. Gli acquisti di beni da parte delle famiglie (-11,3%) con dinamiche particolarmente negative per quanto riguarda i consumi di prodotti tessili e di carburante.
Come prevedibile, è salita la componente relativa alla spesa pubblica (una voce “positiva” sul calcolo del Pil): la spesa federale è cresciuta del 17%, mentre quella statale e locale si è contratta del 5,6%. Nel complesso il rialzo della spesa pubblica è stato del 2,7%.

Infine, il ruolo del commercio internazionale. Le esportazioni sono diminuite in misura più pronunciata delle importazioni (-64% contro -53%), contribuendo così a ridurre ulteriormente il bilancio finale del Pil.