Pil Usa +2,3%, revisioni da 2012 fino a 2014. Salta fuori una scomoda verità

30 Luglio 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Nel secondo trimestre del 2015, il prodotto interno lordo degli Stati Uniti è salito +2,3% su base annua, dopo un rialzo +0,6% nel primo trimestre. Nessuna contrazione, dunque, nei primi tre mesi dell’anno, contrariamente a quanto era stato comunicato precedentemente. L’ultima revisione del Pil di inizio anno aveva indicato un ribasso dello 0,2%.

In media gli analisti intervistati da Bloomberg avevano stimato, per il secondo trimestre, una crescita del 2,5%. Ma a essere rivisto non è stato il Pil del primo trimestre del 2015. La revisione ha interessato infatti anche il primo trimestre del 2014.

Finora il dipartimento del Commercio Usa non aveva mai rivisto quel dato, che aveva alimentato forti timori in tutto il mondo, con una discesa del 2,1%, riportando lo spettro della recessione. Ora si sa che, a dispetto delle tempeste invernali e delle temperature polari, il Pil era sceso molto meno, a un ritmo -0,9%. La revisione al rialzo è stata dunque dell’1,2%.

L’agenzia federale Bureau of Economic Analysis, responsabile per il Pil, ha comunicato le revisioni del prodotto interno lordo Usa relative agli ultimi tre anni. Non solo, ha cambiato anche il metodo di calcolo del dato, tenendo in considerazione le anomalie che si manifestano di norma su base trimestrale.

Il risultato è che dal 2012 al 2014 la crescita in media è stata del 2,1%, inferiore al +2,4% inizialmente reso noto.

Il cambiamento è da attribuire soprattutto al 2013, quando il Pil sarebbe cresciuto di appena +1,5%, con una revisione al ribasso di ben il -0,7%. A incidere negativamente sul 2013, sempre il trend del primo trimestre, che quell’anno salì +1,9%, -0,8% in meno rispetto a quello che finora i mercati hanno appreso.

Ma non solo. Sembra che negli ultimi anni i Pil relativi al terzo trimestre siano stati sempre sopravvalutati: forte revisione al ribasso, infatti, per il dato del terzo trimestre del 2012, che è salito solo +0,5% (contro il +2,5% reso noto), mentre il Pil del terzo trimestre del 2013 è stato rivisto al ribasso di -1,5% al 3%. In entrambi i casi, il fattore che ha scatenato le sottrazioni è stata la spesa federale per la difesa più debole di quanto inizialmente annunciato.

In generale, a contribuire ai cambiamenti operati dall’agenzia federale sul Pil degli ultimi tre anni sono stati le debolezze più marcate soprattutto delle spese dei consumatori, e poi quelle del governo.

Una cosa è certa, in questo caos. Nel periodo compreso tra il 2012 e il 2014, l’economia degli Stati Uniti non è cresciuta al ritmo che abbiamo appreso in questi anni: è cresciuta, di fatto, di meno. Dunque, la ripresa di per sé già più lenta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale è stata ancora più debole di quanto si pensasse. (Lna)