Pietre molto preziose

14 Novembre 2018, di Redazione Wall Street Italia

L’acquisto di un diamante è anche una buona attività per diversificare il portafoglio.  Parla Guido Damiani, presidente della Maison

A cura di Margherita Calabi

Un gioiello Damiani si caratterizza per il design esclusivo e l’eccellente qualità delle gemme. I segreti del mestiere vengono tramandati di generazione in generazione, dal fondatore Enrico Grassi Damiani al figlio Damiano, fino ai nipoti Guido, Silvia e Giorgio, oggi a capo del gruppo. Proprio loro hanno saputo reinterpretare nel tempo i valori di una preziosa eredità, ed è su questo che basano il successo dell’azienda.
Ma come orientarsi nel mercato delle pietre preziose? Quali sono le più richieste? Risponde Guido Damiani, presidente del gruppo. “Il diamante è la pietra regina e incontrastata. Negli ultimi anni, grazie a un consumatore più evoluto e sofisticato, sul mercato sono molto apprezzati anche diamanti con colorazioni diverse come i Fancy Color, i diamanti giallo intenso e i diamanti rosa, estremamente rari e costosi”. Le pietre di colore – zaffiri, smeraldi e rubini – sono oggi invece utilizzate in modo più “fashion” rispetto al passato. Un tempo le donne dell’alta società si facevano regalare un grande zaffiro, un grande rubino, un grande smeraldo.
Oggi queste pietre, utilizzate anche in dimensioni più piccole, si uniscono ai diamanti come nella collezione Belle Epoque, il best-seller della Maison. “La tendenza è di colorarsi, giocando un po’” spiega Damiani, “il consumatore si interessa anche a pietre semi preziose di grande valore come una morganite da mezzo milione di euro o un opale da 300 mila euro”.

Da sinistra alcuni gioielli che hanno vinto i Diamonds International Awards: anello Twins (1996), bracciale Shark (1976) e collana Hong Kong Lights (1994)

Le pietre da investimento. “Un diamante dev’essere legato a un sentimento. Lo si compra per gratificarsi o per fare un regalo a una persona amata. L’acquisto di un gioiello nasce innanzitutto da un’emozione” continua. “Negli ultimi anni si sono rivalutati molto i
diamanti grossi, i più rari: solo uno su un milione è di un carato a salire. Impegnare una parte del patrimonio acquistando queste pietre, quindi, è da considerarsi una buona attività per diversificare il portafoglio. Si tratta di un bene che ha sempre mercato e che incrementa il proprio valore negli anni”. Damiani lancerà una divisione ad hoc dove proporrà diamanti per il consumatore che vuole tesorizzare e diversificare, con la possibilità di rivenderli direttamente alla Maison. “Saremo i primi sul mercato a farlo con il marchio Calderoni 1840, una gioielleria di nicchia sotto il nostro cappello di brand (tra cui anche Salvini, Bliss e Rocca) che negli anni ha servito anche re e regine”.

Dalla collezione Animalia, anello Farfalla in oro rosa con diamanti bianchi e brown

Un prezioso per ogni occasione. Nell’acquisto di una pietra – che sia per la moglie, per l’amante o per la figlia – Damiani consiglia di essere generosi, nei limiti della propria disponibilità. E ricorda la campagna di De Beers, una delle miniere più importanti al mondo, che suggeriva di spendere per un solitario tre mesi di stipendio. È però essenziale non addentrarsi in acquisti se non si è sicuri: “regalare un solitario all’amante è rischioso, potrebbe implicare un legame importante, opterei per qualcosa di diverso”, ironizza. “In ogni caso con la gioielleria non si sbaglia mai, un gioiello è uno dei regali più apprezzati perché dura per sempre”.

Awards e celebrities. La passione per le pietre e il know-how nel produrle e montarle ha permesso a Damiani di vincere molti riconoscimenti negli anni. La Maison detiene il record di 18 Diamonds International Awards, gli Oscar Mondiali della Gioielleria. Il primo fu vinto nel 1976 con il design del gioiello Shark di Gabriella Damiani (madre di Guido, Silvia e Giorgio), un bracciale in platino e oro giallo, con la chiusura che ricorda la mascella di uno squalo, illuminato da un pavé di diamanti bianchi e jonquille di assoluta purezza per un totale di 42 carati. Queste straordinarie creazioni sono state indossate negli anni da testimonial come Sharon Stone, Tilda Swinton, Gwyneth Paltrow, Isabella Rossellini e Sophia Loren. “Ci piace lavorare con persone che amano il nostro prodotto, che condividono i nostri valori, che conoscono la nostra famiglia”, commenta Damiani. “Sophia Loren ancora oggi chiama mio fratello Giorgio o mia sorella Silvia e chiede loro consiglio sui gioielli da indossare per le serate speciali”.

Madalina Ghenea indossa le creazioni di alta gioielleria Damiani sul red carpet del Festival del Cinema di Venezia 2018. 

La nuova sede. Per rinforzare il senso di appartenenza al territorio, la famiglia Damiani ha rilevato l’ex Palafiere di Valenza, uno spazio di 12.000 metri quadrati dove sorgerà il nuovo polo produttivo d’avanguardia del gruppo. “Siamo cresciuti a Valenza, il più  importante distretto al mondo della gioielleria. Anche i francesi LVMH e il gruppo Richemont hanno portato qui la loro produzione di gioielli. Noi qui ci siamo nati, è qui che abbiamo la sede legale ed è qui che mio nonno ha cominciato l’attività. Il comune ci ha dedicato anche una piazza, Piazza Damiani”, racconta il presidente. “L’ex fiera all’ingresso di Valenza sarà un bellissimo biglietto da visita per la città. Avremo un’area museale per spiegare la nostra storia e come si creano i gioielli. Abbiamo inoltre intenzione di aprire una scuola di gioielleria”.
Il 2018 è stato l’anno del primo corso di Damiani Academy: 21 ragazzi disoccupati, provenienti da tutta Italia, hanno partecipato a un corso formativo di alta specializzazione e 15 di loro sono poi entrati a fare parte dei laboratori del gruppo. Questo progetto rientra nelle attività di valorizzazione della manifattura made in Italy che l’azienda promuove dalle sue origini (Damiani è tra i soci fondatori della Fondazione Mani Intelligenti, associazione con l’obiettivo di preparare le future generazioni al settore della gioielleria).


La boutique Damiani in via Montenapoleone 10 a Milano

L’impegno etico. In un recente viaggio in Myanmar, Guido Damiani ha incontrato le più alte cariche dello stato per assicurarsi sui temi della sostenibilità ambientale e sociale. “Stiamo lavorando con Aung San Suu Kyi, consigliere di stato e premio nobel, che sta guidando il paese verso la democrazia. Per le miniere si stanno cercando soluzioni con il minor impatto ambientale possibile. Il paese mi ha colpito molto e spero che nasca presto una collaborazione”. La sensibilizzazione su questi temi è sempre più di rilievo nel mondo della gioielleria. Per anni l’azienda non ha montato rubini birmani, tra i più belli al mondo, per via della dittatura militare.
Per i diamanti invece Damiani aderisce al Kimberley Process, trattato con il patrocinio dell’Onu dove vi è una tracciabilità della pietra per assicurarsi che non arrivi da zone di conflitto. “Abbiamo un codice etico che dev’essere firmato da tutte le aziende che lavorano con noi. Non si possono far lavorare i bambini, gli ambienti devono essere consoni, stiamo attenti alle discriminazioni. Siamo una delle realtà con il più alto numero di donne in azienda, circa il 70%. Crediamo nelle donne, non solo come clienti ma anche e soprattutto come collaboratrici” (nel 2010 Damiani è stata premiata nell’ambito del progetto Aziende che investono sulle donne, ndr).

Venini. Nel 2016 Damiani ha acquisito la maggioranza della storica vetreria veneziana e oggi ne detiene l’89%. Con il nuovo piano di sviluppo le vendite sono aumentate del 30% e sono nate nuove collaborazioni con designer internazionali. “L’acquisizione è un passo importante perché crediamo nel made in Italy. Nostro padre era un appassionato e un grande collezionista di Venini. Abbiamo appena lanciato una collezione con Peter Marino, uno degli architetti più importanti al mondo, che viene in fornace apposta da New York per seguire ogni passo della realizzazione, e puntiamo ad aumentare la produzione speciale per alberghi, privati e negozi”.
I numeri e il futuro. Il gruppo quotato a Piazza Affari, che oggi conta 63 punti vendita nel mondo (di cui 49 monomarca Damiani), ha registrato un fatturato di oltre 164 milioni di euro nell’esercizio 2017/18.

Guido Damiani si dice molto ottimista per il futuro: “siamo rimasti l’unica azienda italiana con il capitale ancora in mano alla famiglia dei fondatori e tra i pochissimi indipendenti a livello internazionale. Guardiamo alle prossime generazioni, non alla prossima trimestrale”. E conclude, “il nostro obiettivo è di essere tra i primi gioiellieri al mondo. Siamo già tra i primi dieci ma vogliamo fare di più. Siamo un po’ sognatori ma crediamo che si possa fare”, sorride…“E poi i sogni migliorano la vita!”.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di novembre del magazine Wall Street Italia.