Piccola azienda stritolata dal credito si appella a Bankitalia, invano

10 Ottobre 2017, di Daniele Chicca

Di seguito riportiamo la testimonianza di una piccola azienda a gestione familiare sarda, operativa da quasi mezzo secolo e rimasta vittima di un “malfunzionamento” di Bankitalia, l’organismo di controllo di un settore così delicato e strategico come quello del credito.

L’impresa, la CIA (Compagnia Italiana Automobili spa), si sente stritolata da un colosso multinazionale del mondo automotive: Ford Motor Company, che opera in Italia attraverso la sua filiale, Ford Italia, e attraverso il suo braccio finanziario, FCE BANK Plc (Ford Credit Europe Bank Plc).

La CIA ha presentato diverse denunce contro l’intermediario FCE BANK per le “gravi irregolarità” rispetto alla normativa bancaria italiana presumibilmente commesse (secondo l’azienda di Cagliari) nell’esercizio dell’attività creditizia, e ha anche inviato una lettera aperta al governatore Ignazio Visco, ma gli esposti non hanno mai ricevuto una risposta. L’ultimo esposto dettagliato risale a giugno di quest’anno.

La stessa FCE BANK, secondo le ricostruzioni di CIA, a un certo punto avrebbe “autodenunciato” di fatto una propria condotta in grave contrasto con la normativa bancaria, sostenendo di avere “ripetutamente e deliberatamente, inviato alla Centrale dei Rischi della Banca d’Italia dati non veritieri sulle linee di credito concesse alla società”.

A esprimersi sulla vicenda è stato l’Arbitro Bancario Finanziario, organo super partes per risolvere le diatribe tra cliente e banche, che ha (“in maniera incredibile e incomprensibile”, a detta della CIA), avallato esplicitamente la condotta dell’intermediario creditizio FCE BANK, arrivando a sostenere che quella iniziativa, ossia il fornire dati non veritieri alla Centrale dei Rischi della Banca d’Italia, fosse “condivisibile”, e non richiedesse una immediata rettifica.

Piccola azienda CIA chiede solo di ottenere giustizia

La vicenda che vogliamo raccontare ha come scenario lo scontro impari tra una piccola azienda locale, a gestione familiare, che opera da quasi mezzo secolo nel mercato auto, la Compagnia Italiana Automobili spa di Cagliari, opposta, suo malgrado, al potentissimo colosso multinazionale, Ford Motor Company, da decine di miliardi di dollari di fatturato che, nel bene e nel male, ha fatto, e continua a fare, la storia dell’automobile, e che la nostra organizzazione ha servito e valorizzato in Sardegna per ben 45 anni, dal 1970 al 2015.

Ma non è in questa sede che intendiamo entrare nel merito delle questioni complesse che sono già oggetto di un corposo contenzioso giudiziario, promosso dalla nostra società nei confronti della filiale italiana, Ford Italia, della multinazionale automobilistica.

Qui vogliamo invece approfondire un aspetto non meno grave che però, riguardando la più importante istituzione bancaria nazionale, la Banca d’Italia, e quello che è stato il suo modus operandi almeno nella circostanza, ha certamente un interesse generale più vasto per tutta la clientela creditizia italiana. Il sistema bancario italiano è stato investito, nel corso degli ultimi anni, dagli scandali che hanno accompagnato il crac che ha travolto diversi importanti istituti nazionali, con gravi riflessi per la stessa credibilità della Banca d’Italia, che del sistema dovrebbe garantire la stabilità attraverso la propria attività istituzionale di controllo e vigilanza.

In queste settimane è all’ordine del giorno il rinnovo della carica del numero uno della banca centrale italiana, Ignazio Visco, nominato nel 2011, che terminerà il proprio incarico alla fine del corrente mese di ottobre. Da più parti viene contestata all’attuale Governatore, accreditato candidato alla riconferma anche per i prossimi sei anni, l’incapacità nel guidare efficacemente la Banca d’Italia, con particolare riferimento alla mancanza di una valida politica di vigilanza da parte dell’istituto e alla scarsa trasparenza che ha accompagnato la gestione dei diversi fallimenti bancari costati, a risparmiatori e correntisti, molti miliardi di euro.

La vicenda che ha coinvolto la nostra azienda, e che abbiamo voluto raccontare in una lettera aperta al Governatore Visco, spedita nelle scorse settimane, appare come una piccola cosa in un quadro così ampio, complesso e esteso all’intero territorio nazionale, pur non essendolo, ovviamente, per la nostra società, già concessionaria per il marchio Ford in Sardegna, messa in gravissima difficoltà da una gestione, come minimo “disinvolta”, da parte della banca del gruppo Ford (FCE BANK plc, iscritta la n° 3009 dell’Albo delle Banche), non adeguatamente verificata e valutata, a nostro avviso, dalla Banca d’Italia.

Ma soprattutto riteniamo che questo possa essere emblematico e significativo dell’approccio complessivo al fondamentale compito di Vigilanza, che la Banca d’Italia sembra non svolgere con adeguata attenzione e incisività.

Come interpretare diversamente l’atteggiamento totalmente passivo della Banca d’Italia di fronte alle nostre circostanziate denunce?

Denunce che hanno evidenziato, tra le altre inadempienze e irregolarità, le seguenti:

  • un intermediario creditizio, la Ford Credit Europe Bank, che dichiara, su un proprio documento
    ufficiale di aver fornito, ripetutamente, segnalazioni non veritiere alla Centrale dei Rischi della
    Banca d’Italia;
  • un intermediario creditizio, sempre la Ford Credit Europe Bank, che non adempie all’invito formale
    di chiarimenti richiesti dalla stessa Banca d’Italia sulla propria operatività;
  • l’organo di risoluzione stragiudiziale delle controversie tra banche e clientela, coordinato dalla stessa
    Banca d’Italia, l’Arbitro Bancario Finanziario, che approva e avalla condotte illecite, rispetto al Testo
    Unico Bancario, da parte di un intermediario (sempre la FCE BANK);
  • lo stesso Arbitro Bancario Finanziario che non rispetta, nel suo operato, le precise procedure
    disposte dalla Banca d’Italia a tutela della clientela bancaria;

Tutto ciò, per lo meno a noi, appare incredibile, e quasi scandalosamente grottesco, se non fosse per la
gravità della situazione.

Non ci resta che confidare nel fatto che quanto accadutoci sia un incidente di percorso, per quanto per noi disastroso, in un meccanismo molto complesso e articolato come è quello della Vigilanza Bancaria, e che le cose, seppur tardivamente e non senza conseguenze, possano essere ricondotte sui binari della regolarità da parte della Banca d’Italia.

Ma, d’altra parte, consideriamo come nostro dovere civico dare il dovuto risalto alla nostra vicenda e siamo, per questo motivo, a disposizione per fornire chiarimenti, documentazione e informazioni a chiunque volesse approfondire i temi da noi qui evidenziati.”

In seguito al reclamo, l’intermediario FCE BANK PLC ha presentato all’ABF, tramite il proprio legale, una memoria difensiva nella quale sosteneva che le proprie segnalazioni effettuate alla Centrale dei Rischi fossero volutamente sbagliate e infedeli rispetto alla realtà allo scopo di non “effettuare una segnalazione pregiudizievole” per la CIA, alla quale FCE BANK PLC
intendeva riservare “un trattamento di favore nelle segnalazioni alla C.R.”.