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Piazza Affari: maggio sprint, il migliore da oltre 25 anni. I titoli che hanno corso di più

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Maggio 2025 si avvia a essere ricordato come uno dei mesi più brillanti nella storia recente di Piazza Affari. Con un progresso del +6,3% month-to-date sul FTSE MIB, in attesa della chiusura dell’ultima seduta mensile, l’indice milanese si prepara a registrare il miglior mese di maggio dal 1998.

Ancora più significativo il dato in termini di Total Return, che porta la performance mensile a +8,2%, un’accelerazione che non si vedeva da giugno 2023. Lo segnala Gabriel Debach, market analyst di eToro, in un’analisi diffusa oggi: “Maggio 2025 si candida a entrare negli archivi storici di Piazza Affari”, sottolinea.

I driver della crescita: industriali e banche in prima linea

A trainare l’indice sono stati in particolare alcuni titoli chiave, con performance mensili impressionanti. Iveco Group guida il gruppo con un +25%, seguito da Amplifon (+21,9%) e Prysmian (+19,8%). La forza del comparto industriale è emersa con evidenza anche grazie a Leonardo (+18,2%) e Interpump Group (+15,3%).

Non meno rilevante il contributo del settore finanziario, sostenuto anche dal calo del rischio paese.

Mediobanca (+19,5%), BPER Banca (+17,4%) e Banca Popolare di Sondrio (+14,9%) hanno beneficiato delle dinamiche di consolidamento bancario in corso”, osserva Debach.

Un ulteriore supporto è arrivato dalle trimestrali solide: “Gli utili sono arrivati, i margini tengono, il capitale lavora”, prosegue l’analista di eToro. Parallelamente, lo spread BTP-Bund è sceso sotto i 100 punti base, segnale che Debach definisce “silenzioso, ma potente” di una normalizzazione del rischio sovrano.

Il timing è (ancora) un’illusione

A dispetto dell’ottimismo, Debach lancia anche un monito: “Attenzione a non confondere forza con linearità. Il timing resta il grande equivoco dell’investitore medio”. Per dimostrare quanto sia complesso prevedere i movimenti del mercato, Debach ricorda che dal 1° gennaio 1998 un semplice approccio Buy & Hold sul FTSE MIB avrebbe prodotto un rendimento del +68%, esclusi i dividendi.

Tuttavia, evitando per caso i 10 giorni peggiori, la performance avrebbe toccato un sorprendente +336%. Evitandone 20, sarebbe balzata a +728%. Ma il rovescio della medaglia è altrettanto clamoroso: saltare i 10 giorni migliori avrebbe prodotto un -27%, e i 20 migliori un devastante -61%.

“Su 6.960 sedute in circa 27 anni, bastano 10 giorni — lo 0,14% del tempo — per cambiare l’intera traiettoria di un portafoglio”, osserva Debach. Il messaggio è chiaro: “Il mercato non premia chi indovina i giorni giusti, ma chi resta investito anche nei giorni sbagliati”.