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Pfizer: in sei mesi la protezione del vaccino cala dal 96 all’84%

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Uno dei grandi interrogativi intorno alla vaccinazione anti-Covid, la durata dell’immunizzazione, ha ricevuto una prima risposta da parte di Pfizer. Secondo la casa farmaceutica produttrice di uno dei più diffusi vaccini contro il Sars Cov-2 la copertura scende dal 96,2% al 84% nel giro di sei mesi dopo la somministrazione della seconda dose. Lo rivela uno studio finanziato dalla stessa Pfizer, i cui risultati sono stati commentati dal ceo della società, Albert Bourla.

“Abbiamo visto anche dai dati da Israele che c’è un declino dell’immunità e che inizia ad avere un impatto su quello che era il 100% contro l’ospedalizzazione. Ora, dopo il periodo di sei mesi, sta diventando fra la parte bassa dei 90 punti e quelle medio alta degli 80”, ha dichiarato Bourla in un’intervista a Cnbc.

Secondo lo studio, che ha coinvolto 44mila persone in diversi Paesi, l’efficacia del vaccino è massima in un periodo compreso fra una settimana e i due mesi successivi alla seconda dose. In seguito l’efficacia cala in modo costante del 6% ogni due mesi. Nel periodo compreso fra il quarto e il sesto mese dopo la vaccinazione, la protezione scende circa all’84% – un livello comunque relativamente elevato.

Pfizer, per potenziare la protezione per i soggetti che hanno già ricevuto la seconda dose, sta cercando l’approvazione, da parte della Food and Drug Administration statunitense e delle autorità europee, per una terza dose (“booster”) che riporti in alto i livelli di immunizzazione. “Siamo molto fiduciosi del fatto che un booster possa riportare la risposta immunitaria a livelli alti a sufficienza per proteggersi dalla variante delta”, ha dichiarato Bourla.

Il declino della protezione potrebbe complicare le prospettive sanitarie in vista della prossima stagione autunnale, quando i soggetti più esposti al virus, i primi ad essersi vaccinati, potrebbero essere meno coperti rispetto al previsto.
Per l’Fda, tuttavia, le evidenze scientifiche sulla necessità di una terza dose non sarebbero sufficienti, aveva dichiarato congiuntamente con i Cdc lo scorso 8 luglio: “Siamo pronti a dosi di richiamo se e quando la scienza dimostrerà che sono necessarie”.