Petrolio: Teheran sempre più minaccia rialzista, rally fino al 2014

22 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – La recente impennata dei prezzi del petrolio ha portato le quotazioni scambiate sul mercato Nymex di New York a oscillare attorno a quota $106 al barile. Motivo: le nuove tensioni geopolitiche in arrivo da Tehran. E le ultime novità non promettono nulla di buono. L’Agenzia internazionale per l’Energia atomica (Aiea) non è riuscita a raggiungere un accordo con l’Iran sul suo programma nucleare nel corso dei due giorni di colloqui.

In un comunicato emesso nella notte, il direttore generale dell’Aiea, Yukiya Amano, ha ammesso: “Ci siamo impegnati con uno spirito costruttivo, ma nessun accordo è stato trovato”. Una situazione che secondo John Kilduff, analista di Again Capital non esita a definire esplosiva in quanto “gli iraniani sono considerati da sempre un elemento dirompente, vedrete il prezzo del greggio come salirà… ma se venisse fatto un passo indietro da tutti nel processo di negoziazione potrebbe tornare rapidamente sui livelli degli anni ’90.

Il punto è che i problemi non si fermano a Teheran e riguardano anche altri paesi come Siria, Sudan, Nigeria e altre nazioni produttrici. Così che tra le principali banche d’affari Usa ce n’è una che alza i target del 2012, 2013 e del 2014 (vedi sotto report). La questione è di vitale importanza, considerando che proprio i rally del greggio potrebbero mettere a rischio la ripresa mondiale, di per sé già zoppicante. In Italia si sta pagando caro lo scotto, con nuovi rincari che anche oggi hanno interessato tutto il paese. A Ischia, un litro di benzina è salito a 1,906 euro al litro. I due euro sono dietro l’angolo.

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