Petrolio, le mosse di Putin. Per l’Europa il rischio di restare a piedi ed al freddo

10 Agosto 2022, di Leopoldo Gasbarro

L’Europa è sempre più sotto scacco energetico. Vladimir Putin e la Russia stanno, pian piano, “spegnendo” il Vecchio Continente. Ormai la strategia di Putin è chiara: lasciare al freddo l’Europa per il prossimo inverno e costringerla a trattare per ottenere riconoscimenti, soprattutto legati ai territori annessi militarmente dal 2014 ad oggi, ma non solo.

L’Europa senza gas, senza petrolio e presto senza Semiconduttori e microprocessori. La Cina è pronta a mettere sotto embargo Taiwan. Le forze militari cinesi stanno circondando l’isola che presto si vedrà nell’impossibilità sia di importare che di esportare.

Il Mondo, l’Europa in particolare subirà questo nuovo freno alla catena produttiva mondiale.

Ma torniamo al petrolio. Ieri Bloomberg ha sottolineato come “la sicurezza energetica dell’Europa abbia subito un altro duro colpo dopo che i flussi di greggio russo attraverso l’Ucraina verso Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca sono stati interrotti perché le sanzioni hanno impedito il pagamento di una tassa di transito”. 

La Russia ha già accusato le sanzioni internazionali di frenare i flussi di gas naturale verso l’Europa attraverso il gasdotto Nord Stream. Una simile interruzione dei flussi petroliferi acuisce la crisi energetica, aumentando la pressione sull’inflazione e amplificando il rischio di recessione.

Ukrtransnafta JSC , che gestisce la rete di oleodotti ucraini e sovrintende al transito del greggio attraverso la tratta meridionale del collegamento Druzhba, “ha smesso di fornire servizi di trasporto di petrolio” attraverso il suo territorio il 4 agosto.

Tutto sarebbe derivato da “errori nelle transazioni bancarie” errori, che a causa delle sanzioni, non possono esserre riparati. Insomma, l’Europa rischia di essere ancora la causa dei propri mali.

La mancata risoluzione del problema del pagamento comporterebbe rischi particolari per l’Ungheria, dove l’imposizione di un tetto massimo sul prezzo del carburante da parte del primo ministro Viktor Orban aveva già spinto alcune compagnie petrolifere a sospendere le importazioni per evitare perdite.

 

 

 

La Germania meridionale, l’Austria e la Svizzera sono alle prese con la riduzione delle forniture di carburante poiché l’interruzione della produzione nelle raffinerie di petrolio coincide con una riduzione delle consegne attraverso il fiume Reno. Come l’ Ungheria , la Svizzera ha già sfruttato scorte di carburante di emergenza .

Insomma la situazione è davvero difficile da gestire. La soluzione alla lunga appare soltanto una: puntare sulla fine della guerra. Ma all’orizzonte, in quest’ambito, non sembrano esserci novità. Purtroppo.