Petrolio in caduta, il maggiore Etf procede alla riallocazione sui future

28 Aprile 2020, di Alberto Battaglia

Ancora una volta la volatilità a breve termine del prezzo del petrolio riguarda da vicino il rinnovo dei contratti future detenuti dai fondi Etf basati sull’oro nero (qui una spiegazione dettagliata del fenomeno).
Il prezzo del barile Wti resta il più colpito: nella giornata di lunedì il valore del barile ha toccato un minimo a 10,07 dollari. Al momento il prezzo si trova a quota 10,47 dollari, con un calo pari al 18,08%, in un contesto fondamentale di timori ancora elevati sull’esaurimento a breve dei posti per lo stoccaggio.

A guidare i ribassi è stato l’annuncio della vendita di tutti contratti future a giugno da parte dello United States Oil Fund (Uso), il maggiore Etf petrolifero al mondo. Un’operazione che sarà condotta nel giro di quattro giorni e che riguarderà il 20% degli asset del fondo, il cui valore complessivo è di 3,6 miliardi di dollari.

Il fondo a causa del cambiamento delle condizioni di mercato, valutazioni interne e dei limiti di posizionamento imposte dai regulator, ha iniziato a chiudere la sua posizione sul contratto giugno spalmando i futuri acquisti sui contratti da luglio 2020 a giugno 2021.

L’Uso non è l’unico Etf ad aver annunciato la necessità di sostituire i future a giugno: il fondo da 3,6 miliardi di dollari gestito da United States Commodity Funds, ad esempio, ha annunciato il trasferimento della sua posizione di giugno nel periodo compreso fra lunedì e il 30 aprile, effettuando operazioni di compravendita giornaliere pari circa a un terzo della sua posizione. Lo stesso fondo ha annunciato che a partire dal primo maggio la finestra temporale per il“rinnovo” dei contratti sarà allargata da 4 a 10 giorni.

Il ruolo dei future

Il volume crescente di vendite sul contratto a scadenza più breve e il contemporaneo acquisto dei future a scadenza più lunga, contribuisce ad allargare la disparità nei prezzi fra i due titoli derivati sul petrolio. Il risultato, pertanto, è un crollo del prezzo per il contratto a scadenza più vicina; in questo caso, quello a giugno.

Introdurre restrizioni alla negoziazione di contratti futures a breve termine potrebbe essere una risposta controproducente avvertono, però, alcuni analisti: “I broker che limitano le negoziazioni nel mondo dei futures sul petrolio dei produttori tenderanno a ridurre la liquidità e potenzialmente aggiungere ulteriore volatilità”, ha affermato al Financial Times Paul Sankey, amministratore delegato di Mizuho Securities.

D registrare però che anche altri index provider di prodotti sul greggi (come S&P e Bloomberg) stanno valutando eventuali modifiche alla propria metodologia di rolling.