PETROLIO ALLARME ROSSO: TUTTE LE BUGIE DEI SAUDITI

4 Agosto 2004, di Redazione Wall Street Italia

Ecco il messaggio: il mondo sta velocemente dando fondo alle scorte di petrolio e di gas; e nessun incremento della produzione da parte dei Paesi dell’Opec sara’ in grado di evitarlo.

In un articolo pubblicato su TheStreet.com Jon Markman, columnist di MSN Money, da’ voce all’allarme lanciato da Matthew Simmons, amministratore delegato della Simmons & Co International, una banca d’affari di Houston specializzata nel settore petrolifero. Sono loro i messaggeri.

Mentre la teoria dei record dei prezzi del petrolio e’ ormai storia trita e ritrita, l’ipotesi inquietante di Simmons, in base ad analisi condotte da lui personalmente, e’ che le capacita’ di estrazione dell’Arabia Saudita stanno esaurendosi.

Aramco, la compagnia incaricata delle operazioni petrolifere nel paese arabo, smentisce seccamente. Ma Simmons non si lascia scoraggiare tanto facilmente. Oltre ad essere l’amministratore delegato di una delle principali banche d’affari al mondo specializzate sul settore petrolifero (annovera tra i propri clienti Halliburton e la World Bank) Simmons e’ membro del Consiglio per gli Affari Esteri ed e’ stato consulente di George W. Bush.

Il punto di vista di Simmons si fa particolarmente interessante proprio in questi giorni, con il prezzo del greggio costantemente sopra la soglia dei $40, nonostante l’impegno, pubblicamente dichiarato, dell’Arabia di aumentare la produzione nel tentativo di tenere a freno le quotazioni. Prezzi piu’ alti funzionano come un meccanismo di tassazione che deruba i consumatori di denaro che verrebbe altrimenti utilizzato per comprare altri beni di consumo, come automobili, vestiti, computer.

Il quadro mondiale della disponibilita’ di petrolio e’ poco incoraggiante. I pozzi in Indonesia sono vecchi e in diminuzione, proprio come quelli in Russia e Canada. Nuovi giacimenti sono stati scoperti nell’Alaska antartica, nelle acque piu’ profonde del Golfo del Messico, dell’ Africa Occidentale e del Mare del Nord, ma offriranno solo incrementi marginali.

Anche la tecnologia offrira’ un aiuto, ma – di nuovo – i benefici saranno relativamente contenuti. A tutto questo si aggiungono le preoccupazioni sull’impatto ambientale che un’esplorazione priva di regolamentazione potrebbe avere sul delicato eco-equilibrio planetario.

Ma il grande presupposto, che e’ sempre stato preso per scontato fino ad oggi, e’ che i paesi attualmente produttori di petrolio, in particolare l’Arabia Saudita, sono in grado di pompare piu’ greggio se necessario. L’Arabia Saudita pompa al momento un massimo di 9 milioni di barili al giorno, e fino ad oggi non ha mantenuto la promessa, fatta alcune settimane fa, di aumentare la produzione fino a 15 milioni. Di fronte a tale evidenza alcuni economisti hanno iniziato a chiedersi se lo stato arabo avesse deciso, per ragioni politiche, di rimangiarsi la parola data.

Secondo Simmons, la verita’ e’ diversa e la situazione molto piu’ grave. Quello che Simmons mette in dubbio e’ l’affidabilita’ delle dichiarazioni dell’Arabia Saudita. Il nocciolo della questione non e’ tanto quanto petrolio il paese saudita e’ disposto a pompare, ma piuttosto quanto petrolio il regno arabo ha effettivamente a disposizione.

I sei maggiori pozzi del paese, tutti scoperti tra il 1940 e il 1967, producono circa il 95% del petrolio saudita, ovvero il 10% della produzione globale. Il principale di questi da solo ne produce fino al 60%. Simmons e’ convinto che la produttivita’ di questi giacimenti abbia ormai superato il picco e sia destinata a diventare piu’ difficile e costosa.

Aramco ribatte alle accuse con Simmons, che fa pero’ notare come la risposta in definitiva si riduca a un semplice “fidatevi”, proprio come aveva fatto Enron riferendosi alla solidita’ dei propri fondamentali. Il paragone e’ inquietante. Nessun dato, nessuna fonte indipendente, nessuna prova. “ La mancanza di dati fondati lascia il mondo del dubbio”, ha dichiarato Simmons.

Simmons fa appello a una nuova era della trasparenza basata su dati aggiornati e accurati, pozzo per pozzo, in modo che il mondo possa “vedere” e sapere veramente cosa c’e’ nel sottosuolo saudita. Il paese arabo deve abbandonare le vecchie pratiche di segretezza e fungere da guida per l’intero OPEC. Senza garanzie piu’ fondate, avverte Simmons, la mancanza di un valido Piano B, con questo tipo di scenario, potrebbe rivelarsi catastrofico per il progresso economico mondiale.