Petrolio al bivio: Opec, tutti gli occhi su nuovo corso saudita

31 Maggio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – L’Opec si riunisce il prossimo 5 giugno mentre sui mercati i prezzi del petrolio oscillano intorno ai 50 dollari al barile, un livello che è diventato un punto di riferimento dei trader. Raggiunta quella soglia, si è però riscontrata una corsa a chiudere le posizioni.

Un segno evidente delle perplessità ancora esistenti in fatto di fondamentali e in particolari sul fronte della domanda scarsa e dell’offerta in eccesso. Secondo gli analisti di Saxo Bank è un “segno evidente che i produttori hanno ulteriormente intensificato l’attività di copertura”.

Riducendo le forniture di greggio, gli agenti esterni delle ultime settimane come l’incendio in Canada e gli assalti in Nigeria hanno contribuito a temporaneamente a riequilibrare il mercato, dando un forte slancio rialzista alle quotazioni di petrolio sia sul Brent sia sul Wti.

Petrolio al bivio

La direzione e l’andamento che il greggio intraprenderà sono fondamentali per le sorti del resto del mercato. Il raggiungimento di quota 50 dollari, per esempio, ha sostenuto anche l’azionario, mentre “la normale correlazione fortemente negativa col dollaro si è rotta, nonostante il vento contrario dovuto al recupero del biglietto verde”, come sottolinea Ole Hansen di Saxo Bank.

A livello tecnico, tuttavia, il fatto che il petrolio sia stato respinto in area $50 potrebbe, stando alle stime degli analisti, aprire la porta a una correzione tecnica. Una tale mossa potrebbe inizialmente portarlo fino al fondo della curva, a 47 $, mentre una rottura potrebbe vedere il movimento estendersi verso il basso del trend rialzista di febbraio, attualmente a 45 $.

“I fondi hanno aumentato le scommesse sul rialzo di entrambi Brent e WTI di 75 milioni di barili durante la settimana terminata il 17 maggio. Le posizioni combinate di 650 milioni di barili in acquisto non sono lontane dal record di aprile. Questa crescita di posizioni lunghe speculative, combinate all’analisi tecnica che da segnali negativi e a margini di raffinazione stagionalmente deboli, comporta il rischio di innescare una correzione più profonda“, commenta lo strategist di Saxo Bank.

Arabia Saudita sotto pressione

Al vertice di domenica di Vienna, successivo alla riunione di emergenza di aprile a Doha durante la quale i presenti non sono riusciti a trovare un accordo concordato su un congelamento dei livelli di produzione che includesse anche l’Iran, l’osservato speciale sarà il nuovo ministro del Petrolio dell’Arabia Saudita. Khalid al-Falih è infatti atteso al suo primo meeting del cartello dei maggiori produttori di petrolio al mondo.

L’ex amministratore delegato e presidente del colosso statale Saudi Aramco, Khalid al-Falih è stato e rimane uno delle più potenti personalità del mercato petrolifero. Tuttavia la sfida che deve affrontare nella capitale austriaca è qualcosa di insolito anche per uno come lui abituato a negoziati tesi, grandi appuntamenti e decisioni importanti.

Anche se al vertice semestrale del cartello non ci aspetta alcun accordo né sul congelamento della produzione né tantomeno sull’abbassamento dei livelli di barili esportati, ogni minima parola pronunciata da al-Falih verrà esaminata attentamente da mercato, analisti e autorità politiche, per cercare di capirne i significati e le implicazioni.

Come osserva il Financial Times, le politiche energetiche dell’Arabia Saudita sono entrate una fase nuova e incerta con Mohammed bin Salman, il vice principe ereditario del ricco regno di petrodollari che si è autoproclamato guida suprema degli affari petroliferi.

Il mercato si aspetta che al-Falih e i sauditi proseguano sulla linea dura di Doha. L’obiettivo primario dell’Opec, in ogni modo, dovrebbe essere quello di ricucire gli strappi interni e ricostruirsi una reputazione dopo gli ultimi flop.

Fonte: Financial Times