Per salvare Alitalia licenziamenti, maxi tagli e aumento di capitale

16 Marzo 2017, di Daniele Chicca

Stipendio ridotto del 30% per i piloti, 2.000 licenziamenti e un aumento di capitale da 600 milioni. Sono questi gli elementi più importanti del piano di risanamento e di rilancio di Alitalia previsto dal nuovo corso Gubitosi per i prossimi anni. Il CdA ha dato oggi il suo via libera al programma di rilancio da qui al 2021, che prevede un taglio dei costi per 1 miliardo di euro entro la fine del 2019 e un aumento dei ricavi del 30% entro la fine di quell’anno.

Al termine di una riunione fiume di più di sei ore la compagnia di bandiera italiana guidata da Cramer Ball ha dato l’ok al finanziamento del piano da parte degli azionisti, subordinato all’accordo con i sindacati sul nuovo contratto di lavoro e sulle misure relative al personale. Il piano di rilancio è stato verificato dall’advisor indipendente Roland Berger.

Il 70% del personale interessato dagli esuberi sarà composto da staff di terra e negli uffici. Il piano ha l’obiettivo di ridurre i costi legati al lavoro di oltre un terzo. Nel 2015 il costo del lavoro ha raggiunto i 593 milioni di euro. I risparmi spalmati su tre anni raggiungeranno il miliardo di euro, al ritmo di circa trecento euro l’anno.

La gran parte dei risparmi verrà prelevata dalla voce “costi per servizi acquistati da terzi”, che ora supera i 2 miliardi su un totale di costi industriali di 3,6. In primis la spesa per il leasing degli aerei. Le “locazioni operative per la flotta” sono costate ad Alitalia nel 2015 circa 388 milioni, al netto dei piani di ammortamento.

Tra provvigioni, pubblicità, servizi di prenotazione e assistenza alla clientela, i servizi di vendita e post-vendita dei biglietti di Alitalia hanno inciso nell’ultimo bilancio per 216 milioni di euro. Nonostante i grandi sforzi, in particolare per chi in Alitalia ci lavora, sindacati e governo non sono ancora soddisfatti, sebbene per motivi chiaramente diversi.

Alitalia, serve aumento capitale da 600 milioni

Il maxi piano è stato presentato oggi al governo italiano e poi in un secondo momento si terrà l’incontro con i sindacati, che viste gli interventi di taglio previsti si preannuncia teso. Il nuovo membro del Cda di Alitalia e presidente esecutivo di fresca nomina è Luigi Gubitosi, che prende il posto di Roberto Colaninno dopo l’approvazione del finanziamento. Per il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio c’è ancora “molto da lavorare”. Alla sede del Ministero dello Sviluppo Economico era presente anche il capo del dicastero Carlo Calenda.

L’amministratore delegato di Alitalia Cramer Ball è sembrato soddisfatto, spiegando che “con l’approvazione della seconda fase del piano industriale, possiamo accelerare il rilancio di Alitalia. Nella prima fase, abbiamo ricostruito il brand e fatto importanti investimenti nella formazione del personale e nelle nuove tecnologie; progressi che ci permetteranno ora di proseguire lungo il percorso necessario di profondo cambiamento. Le misure radicali sono necessarie a garantire la sostenibilità di lungo termine di Alitalia. Un risultato che potremo conseguire solo se avremo la giusta dimensione, la giusta organizzazione, la giusta produttività e la giusta struttura di costi”.

Prima di cantare vittoria servono però anche l’accordo con i sindacati sul nuovo contratto di lavoro e sulle misure relative al personale, nonché il placet di UniCredit, Intesa SanPaolo, Generali e tutti i gruppi che partecipano al piano di aumento di capitale. Alitalia ha cassa fino ai primi di aprile, ma da quel momento senza una nuova iniezione di capitale sarebbe incapace di finanziare il circolante. Servono almeno 600 milioni di euro in più.

Il piano di rafforzamento del patrimonio dovrebbe avvenire attraverso l’equity e altri strumenti partecipativi, come la conversione delle linee di credito in essere, oppure l’intervento da 180 milioni di euro da parte di Intesa Sanpaolo e Unicredit. Altri 200 milioni, secondo Il Corriere della Sera, li metterebbe Etihad Airways e si potrebbe ricorrere inoltre alla rinegoziazione dell’obbligazione da 300 milioni emessa da Generali.

In questo caso si parla di un cambiamento delle scadenze del debito e una rimodulazione del tasso di interesse, ora al 6,5%. L’AD Philippe Donnet di Generali ha dato la disponibilità del suo gruppo. Ieri circolava anche l’ipotesi di un prestito ponte garantito da Cassa Depositi e Prestiti per altri 200 milioni. Insomma le opzioni sul tavolo di Alitalia non mancano, ma il tempo stringe e gli aerei della flotta della compagnia ormai da tempo in profonda crisi, per colpa di innumerevoli anni di malagestione, rischiano di rimanere a terra.