Risposta a Monti: Ue ha tre anni di vita? “Forse meno”

18 Marzo 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Si è parlato molto delle dichiarazioni che l’ex premier italiano Mario Monti ha rilasciato nel corso di un intervento alla trasmissione diMartedì, di Giovanni Floris. Monti ha infatti dato tre anni di vita all’Unione europea:

“L’Europa sta avendo grandi difficoltà a sopravvivere e io non mi sento di dare per scontato che fra tre anni avremo ancora l’Unione europea, con o senza la Gran Bretagna”.

Oggi, dal Fatto Quotidiano, in un articolo che può essere letto in una chiave abbastanza inquietante, Cesare Sacchetti riporta il pensiero di qualche statista e, parlando di quello che ormai viene sempre più considerato un problema, ovvero la stessa impalcatura dell’Unione europea, fa riferimento a quanto ha affermato recentemente Joschka Fischer, ex Vice-Cancelliere e ministro degli Esteri tedesco ai tempi del governo Schröder, in merito alla necessità di “rafforzare l’Unione, integrarla ancora di più sotto il piano politico e fiscale, e renderla definitivamente un’entità simile agli Stati Uniti d’Europa”. Riferimento anche alle parole che sono state proferite nel corso della conferenza del Brookings Institute da Henri de Castries, amministratore delegato di AXA e membro di spicco del gruppo Bilderberg, che ha auspicato che l’obiettivo sia raggiunto attraverso la “ricomposizione dell’asse franco-tedesco”.

Sacchetti fa notare che l’Unione europea potrebbe finire ben prima dei tre anni di tempo che le ha dato Monti. Il punto è che:

“L’Ue è destinata al crollo, ed è questa certamente una considerazione di buon senso. L’edificio europeo non è stato costruito per durare nel tempo, o per assicurare la pace tra i popoli europei. Esso è stato pensato per perseguire gli interessi tedeschi, e in minor misura quelli francesi, che da sempre guidano la macchina dell’integrazione europea. Fin dai primi anni’50, dopo il trattato della CECA e successivamente con la firma sul Trattato di Roma nel 1957, il mercato comune europeo è stato un modo per affermare il principio del libero commercio. Questa strategia è da sempre alla base delle politiche mercantiliste tedesche che puntano a consistenti surplus della bilancia dei pagamenti. La fase espansiva della Germania ora ha raggiunto il suo culmine, dal momento che i paesi concorrenti della Germania non sopportano più il peso dell’austerità, e non possono essere più dei mercati di sbocco per i prodotti tedeschi a causa della debolezza delle loro domande interne”.

Dunque:

“L’élite eurista che aveva affidato alla Germania il ruolo di guida del processo di integrazione europeo, ha in mente ora la costruzione di una struttura politica sovranazionale che sostituisca gli stati nazionali e prenda in carico la loro politica fiscale. Un nuovo soggetto che agisca unitariamente anche in politica estera. E’ difficile immaginare che tutto questo possa accadere con il consenso dei popoli europei, che hanno manifestato scetticismo sull’unificazione dell’Europa quelle poche volte che sono stati interpellati. Come ovviare dunque a questo ostacolo? Per passare alla fase successiva, occorreranno probabilmente nuovi shock di tipo monetario, come il crollo del sistema bancario, oppure una minaccia alla sicurezza europea, come il terrorismo islamico. Forse non bisognerà aspettare il triennio di cui parlava Monti per vedere questo passaggio, quando il crollo delle banche è sotto ai nostri occhi e la minaccia del terrorismo islamico bussa alle porte di casa”.

Nell’intervista Monti si era tolto qualche sassolino dalla scarpa, accusando non l’Ue, ma i paesi membri:

“Bruxelles alla fine fa il suo lavoro, le grandi decisioni vengono prese dai 28 che fanno una grande fatica, sia perchè i problemi sono complicati, ma anche perchè costoro guardano sempre di più al loro orizzonte ristretto, casalingo, e fanno fatica a prendere decisioni comuni e sono quegli stessi che poi dicono che l’Europa non funziona: è vero ma sia chiaro che l’Europa sono coloro che pronunciano questa denuncia”. e – ha aggiunto – sono quegli stessi che poi dicono che l’Europa non funziona: è vero ma sia chiaro che l’Europa sono coloro che pronunciano questa denuncia”.