Per gli investitori italiani la sicurezza viene prima della performance

28 Giugno 2021, di Alessandra Caparello

Gli investitori italiani sono particolarmente attenti ai rischi legati alla ripresa dell’economia e dei mercati con l’81% che antepone la sicurezza alla performance degli investimenti.
Così emerge dall’ultimo sondaggio condotto da Natixis Investment Managers secondo cui la pandemia ha portato a una crescente divergenza nelle aspettative di ritorno a lungo termine tra investitori e professionisti finanziari.

L’indagine – condotta sugli investitori con più di 100.000 dollari di patrimonio investibile – ha rilevato che un’alta percentuale è ottimista visti i ritorni a due cifre ottenuti nel 2020 e quindi per il 2021 si aspetta ritorni annuali del 13% al di sopra l’inflazione.  Orientamento molto più conservativo invece per i professionisti della finanza a livello mondiale, le cui aspettative si attestano intorno al 5,3% al di sopra dell’inflazione. Ne consegue che il divario nelle aspettative globali si trova ora al 174%, in crescita cioè di 53 punti percentuali rispetto al 2020.

Investitori italiani disposti ad assumersi rischi ma in sicurezza

Dati gli alti livelli di ritorno ottenuti dagli investitori nel 2020, il 50% degli intervistati non ha apportato modifiche ai propri investimenti a seguito del Covid-19. I millennial sono stati la categoria più propensa ad adeguarsi, con il 74% degli intervistati che ha apportato alcune modifiche ai propri investimenti. Questo gruppo demografico è stato più propenso ad aumentare i propri investimenti a causa della pandemia (23% contro il 19% in generale), a intensificare le attività di trading online (32% contro il 23% in generale) e ad aumentare le attività di trading attraverso il proprio consulente (24% contro il 18% in generale.

Con l’obiettivo di ottenere ritorni più elevati, oltre la metà degli investitori europei (53%) suggerisce di essere disposta ad assumersi dei rischi. In Italia questa percentuale è leggermente superiore e pari al 57,3%. Quasi sette italiani su dieci (66%) classificano come evento normale una fluttuazione di mercato del 10% al rialzo o al ribasso, mentre il 55,5% crede che la volatilità crei opportunità di crescita della propria ricchezza.

La sicurezza è però una componente fondamentale. Se tre quarti (76%) degli investitori in Europa antepongono la sicurezza rispetto alla performance degli investimenti, in Italia questa percentuale supera l’81%, con meno della metà (48,8%) che crede che la volatilità comprometta i propri obiettivi di risparmio e investimento.
Secondo la survey, la volatilità è una delle principali  preoccupazioni quando si parla di rischi (39%), insieme alla lentezza della ripresa economica (44,5%) e a disfunzioni politiche (32%).

Le lezioni su investimenti e finanza dalla pandemia

La survey rivela inoltre le  più grandi paure degli investitori. In Europa in cima alla lista troviamo le spese ingenti non preventivate (30%). In Italia le spese ingenti non preventivate sono al secondo posto nella lista dei timori degli investitori, dietro alle preoccupazioni legate agli aspetti fiscali (37,5%) e davanti alla sicurezza del posto di lavoro (27,3%).

Cosa hanno imparato dalla pandemia? Quasi due quinti (39%) dicono di aver imparato l’importanza di tenere sotto controllo le proprie spese, mentre il 23% dice di aver imparato l’importanza di evitare decisioni di investimento emotive e di avere un conto di risparmio di emergenza (20%).
Gli investitori italiani  hanno fatto propria innanzitutto la lezione di tenere sotto controllo le proprie spese (45,5%) e hanno compreso l’importanza di non farsi guidare dall’emotività nelle scelte di investimento (35,3%).

Se la principale preoccupazione per gli investitori in Europa è la lentezza della ripresa economica (36%), la percentuale degli italiani che hanno espresso questa preoccupazione è più alta, pari al 44%, mentre il 39% ha affermato di temere anche la volatilità dei mercati.