Pensioni Usa, “deficit nascosti in amministrazioni statali e locali”

14 Giugno 2017, di Alberto Battaglia

I sistemi pensionistici locali e governativi degli Stati Uniti sarebbero basati su modelli eccessivamente ottimistici, sottovalutando costi e passività. E’ quanto scrive una ricerca dell’Hoover Institute (University of Stanford). “Nonostante l’introduzione di nuovi standard contabili la grande maggioranza dei governi statali e locali continuano a sottostimare i costi e le passività delle pensioni assumendo ritorni sugli investimenti del 7-8% annuo”, scrive l’autore, Joshua Rauh, nella presentazione. Nello specifico i nuovi metodi contabili non incorporano tecniche di valutazione del mercato che trattano gli obblighi futuri come un debito a lungo termine capitalizzato. Le recenti riforme in materia di contabilità governativa consentono alle pensioni di valutare le loro passività basate sul rendimento atteso degli attivi. La cifra delle passività prive di coperture, stimate dal professor Rauh, raggiunge “almeno i 3.846 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2015, 2,8 volte in più rispetto al valore delle presentazioni governative”.

 

Un’altra coppia di dati serve a rendere l’idea dello squilibrio in atto: nel 2015 i contribuiti versati ai sistemi pensionistici americani sono stati 111 miliardi di euro, mentre “il vero costo annuale per evitare che le passività crescano sarebbe approssimativamente di 289 miliardi, pari al 12,7% delle entrate complessive delle amministrazioni locali e statali.

“Applicando i principi dell’economia finanziaria” si comprende che “gli stati hanno grosse passività nascoste e continuano a celare deficit attraverso i loro sistemi pensionistici”.