Pensioni: resta congelato l’accesso a 67 anni anche nel 2021

18 Novembre 2019, di Mariangela Tessa

Resta ferma a 67 anni l’età di accesso alla pensione di vecchiaia nel 2021. È quanto si legge in un decreto del ministero dell’Economia pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. “A decorrere dal primo gennaio 2021, i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici non sono ulteriormente incrementati”, stabilisce il provvedimento.

Una buona notizia per alcuni, ma che riflette il fatto che la speranza di vita a 65 anni non cresce: resta infatti di 0,021 decimi di anno.

“Trasformato in dodicesimi di anno – si legge – equivale ad una variazione di 0,025 che, a sua volta arrotondato in mesi, corrisponde ad una variazione pari a 0”.

Essendo gli adeguamenti biennali, il livello fissato resterà tale anche per tutto il 2022. Solo allora, se necessario, sarà possibile un nuovo adeguamento ma con dei paletti: nel 2023 si potrà salire al massimo a 67 anni e 3 mesi.

Il passaggio, necessario da quando il nostro sistema pensionistico si è adattato alla speranza di vita. L’ultimo cambiamento si è avuto nel 2019, quando ci sono stati cinque mesi di aumento, che hanno portato l’età di vecchiaia dai 66 anni e sette mesi a 67 anni.

Le pensioni degli italiani sono a rischio: nessuno dice la verità

Per la pensione di vecchiaia è necessario che siano stati versati almeno 20 anni di contributi. Chi è in regime contributivo (carriera lavorativa avviata dopo il 1996), per andare in pensione di vecchiaia è necessario avere un trattamento pari a una volta e mezzo il minimo.

Allarme demografia: popolazione in discesa

La notizia arriva mentre si susseguono gli allarmi demografici. L’Eurostat ha recentemente confermato che il numero di italiani, in contrazione dal 2015, scenderanno  sotto quota 60 milioni già a inizio 2022 e poi in ulteriore calo al ritmo di circa 130 mila residenti in meno ogni anno.

Lo scenario con base 2018 prevede circa 59 milioni di abitanti tra dieci anni e poi a quota 57 e 700 mila alla fine del successivo decennio, nel 2040. Nel 2065 le stime ci collocano intorno ai 51 milioni e mezzo: quasi 9 milioni in meno rispetto a oggi.