Pensioni private, un confronto fra l’Italia e gli altri Paesi

14 Gennaio 2020, di Alberto Battaglia

Il risparmio attivo in vista della pensione può variare in misura elevatissima a seconda del Paese sopra quale si volge lo sguardo. Se in Italia solo il 12,3% (2018) dei cittadini in età lavorativa ha sottoscritto una pensione integrativa individuale e in Polonia lo ha fatto il 66,4% tale disparità non può essere spiegata solo da differenze di tipo culturale.

In generale, nei Paesi in cui il sistema previdenziale pubblico è più oneroso in termini di contributi obbligatori e (successivamente) più generoso in termini di tutele e redditi per i pensionati, la cultura del risparmio individuale a fini pensionistici fatica a fare presa.

Una panoramica sul diverso peso che assume la previdenza privata nei Paesi più avanzati del mondo la offre lo studio biennale dell’Ocse Pensions at Glance (di cui già avevamo parlato qui).
Ma torniamo ai dati italiani delle pensioni private individuali. Se il confronto viene effettuato con un Paese abbastanza simile in termini di ampiezza della previdenza pubblica, quale è la Francia, il confronto comincia a farsi più omogeneo. Se ad aderire a questi piani di previdenza in Italia è il 12,3% della popolazione attiva in Francia si scende al 7,8%.
Tuttavia in Italia l’adesione a fondi pensione collettivi (secondo pilastro) è assai più bassa: 10,1% contro il 25,2% della Francia. In Germania, invece, la sommatoria degli schemi pensionistici di secondo e terzo pilastro arriva a coprire il 70,4% della popolazione attiva – mentre in Italia si arriva al 22,4%.
Più simile all’Italia, invece, sono la Spagna, con il 26,1%, e il Portogallo, le cui adesioni alle pensioni private arrivano appena al 17,2% della popolazione attiva.

Dove la previdenza privata assume maggiore importanza

In altri Paesi i dati difficilmente possono essere paragonati: in Cile o in Messico, ad esempio, la previdenza viene interamente destinata a gestioni private con contributi obbligatori. Di conseguenza la previdenza privata è sì più nota e popolare, ma perché è venuta a mancare quella pubblica.

Negli Stati Uniti si può dire che ci si trovi a metà strada. Permangono qui i contributi per la cosiddetta social security pubblica, che garantisce un assegno il cui tasso di sostituzione è però decisamente più basso rispetto a quello della pensione in Italia (vale a dire che essa “copre” una quota inferiore del reddito percepito prima del pensionamento).
Pertanto gli schemi pensionistici privati negli Usa vengono tenuti maggiormente in considerazione: la pensione di secondo pilastro viene utilizzata dal 43,6% dei lavoratori, mentre la pensione integrativa individuale viene sfruttata dal 19,3%.