Economia

Pensioni, dal 2027 scatta l’aumento dell’età pensionabile: chi sarà escluso

Il conto alla rovescia è partito: dal 2027 andare in pensione costerà più tempo. Dopo una tregua durata due anni, il meccanismo di adeguamento all’aspettativa di vita torna a muoversi, e l’età per la pensione di vecchiaia salirà di tre mesi entro il 2028. Un passo che segna la ripresa del percorso tracciato dalla Legge Fornero e che, salvo nuove deroghe, porterà l’Italia a sfiorare i 69 anni di età per l’uscita dal lavoro entro il 2050.

Uscita dal lavoro: chi è interessato e chi resta fermo

Per alcuni lavoratori l’uscita dal mercato del lavoro rimane invariata; per altri, invece, il traguardo della pensione si sposta leggermente in avanti. Il governo Meloni, con la prossima manovra, sceglie una via di mezzo: non blocca gli automatismi previsti dalla Legge Fornero, ma ne ammorbidisce gli effetti. L’età pensionabile salirà dunque di tre mesi complessivi, distribuiti su due anni: un mese in più nel 2027 e altri due nel 2028.

Rimangono invece esclusi da questo adeguamento i lavoratori impegnati in mansioni considerate gravose o usuranti — tra cui metalmeccanici, operatori sanitari, educatrici d’infanzia — che potranno continuare ad accedere ai canali agevolati già esistenti.

Il confronto con gli altri Paesi europei rimane impietoso: mentre la Francia, dopo mesi di proteste, ha sospeso la riforma che avrebbe alzato l’età pensionabile oltre i 62 anni, l’Italia si trova costretta ad andare nella direzione opposta, superando la soglia dei 67 anni per mantenere in equilibrio la spesa previdenziale. Il Tesoro, infatti, aveva stimato in oltre tre miliardi di euro il costo di un eventuale congelamento dell’età di uscita fino al 2028 — una cifra ritenuta insostenibile per le finanze pubbliche.

Le proiezioni Istat: verso i 70 anni nel 2067

Secondo le stime aggiornate dalla Ragioneria Generale dello Stato e diffuse dall’Istat, l’età per la pensione di vecchiaia raggiungerà 68 anni e 11 mesi nel 2050, per uomini e donne. Il traguardo dei 70 anni dovrebbe invece essere toccato nel 2067.
La ragione è semplice: il sistema previdenziale italiano è agganciato alla speranza di vita, come previsto dalla Legge Fornero del 2011. Ogni due anni, i requisiti anagrafici e contributivi vengono aggiornati in base all’evoluzione della longevità media. Dopo la parentesi del Covid, che aveva temporaneamente interrotto l’incremento della vita media, gli ultimi dati Eurostat segnano un’inversione: oggi gli italiani vivono in media 84,1 anni, tra i più longevi in Europa, alla pari con la Svezia. E con l’aumento della vita media torna a crescere, di conseguenza, anche l’età pensionabile.

Lavori usuranti: chi resta fuori dall’aumento

A non subire l’aumento automatico saranno coloro che svolgono lavori usuranti, così come individuati dal decreto legislativo n. 67 del 2011. In questa categoria rientrano:

  • attività fisicamente logoranti o particolarmente pesanti;
  • lavoro notturno (a turni o per l’intero anno);
  • mansioni su “linea catena”;
  • conducenti di veicoli per il trasporto pubblico con almeno nove posti.

Chi ha svolto queste mansioni per almeno sette anni negli ultimi dieci, o per metà della carriera, potrà accedere ai canali di pensionamento agevolato.

Lavori gravosi: l’elenco aggiornato

Diversa ma contigua la categoria dei lavori gravosi, introdotta dalla Legge di Stabilità 2017 e successivamente ampliata. Comprende professioni considerate fisicamente o psicologicamente impegnative, come:

  • addetti alla concia di pelli e pellicce, pulizie industriali, facchini e movimentatori di merci;
  • autisti di mezzi pesanti, macchinisti, gruisti, perforatori in edilizia;
  • infermieri e ostetriche con turnazioni notturne;
  • maestre di scuola dell’infanzia e operatori dei nidi;
  • operai edili, manutentori, operatori ecologici e assistenti a persone non autosufficienti.

In elenco figurano anche categorie che, a prima vista, potrebbero sembrare leggere — come gli estetisti — mentre altre, come i vigili urbani, restano escluse, nonostante le ripetute richieste di riconoscimento del lavoro come gravoso o usurante.