Pensionati: 2 su 5 hanno assegni da fame, che costano a stato 17% Pil

5 Dicembre 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (SI) – In un mondo post-crisi, stipendi e pensioni sono diventate pericolosamente stagnanti nelle economie industrializzate.

L’anno scorso il 41,3% dei pensionati italiani ha percepito un reddito da pensione inferiore a 1.000 euro al mese, un ulteriore 39,4% tra 1.000 e 2.000 euro. Ciò nonostante allo stato costino di più rispetto all’anno prima e malgrado i “nuovi” percepiscano meno di chi li ha preceduti.

Quanto ai salari, i dipendenti hanno guadagnato meno rispetto al 2007. Idem in Giappone e Regno Unito. In generale gli stipendi sono rimasti piatti nel mondo industrializzato, con i lavoratori che non hanno usufruito della ripresa economia mondiale.

La busta paga media è aumentata solo dello 0,1% nel 2012 e dello 0,2% l’anno scorso, secondo le cifre pubblicate dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO).

Tornando a chi un lavoro non ce l’ha più, il 13,7% dei pensionati, rende noto l’Isat, percepisce tra 2.000 e 3.000 euro, mentre la quota di chi supera i 3.000 euro mensili è pari al 5,6% (4,3% tra 3.000 e 5.000 euro; 1,3% oltre 5.000 euro).

Nel 2013 la spesa pubblica complessiva per le prestazioni pensionistiche, pari a 272.746 milioni di euro, è aumentata dello 0,7% rispetto all’anno precedente e la sua incidenza sul Pil è cresciuta dello 0,22%, dal 16,63% del 2012 a quasi il 17% nel 2013 (16,85%).

(DaC)