PD: IL NORD SI ORGANIZZA DA SOLO (MA ILLY E’ SCETTICO)

31 Maggio 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Roma, 31 mag – “Il Nord è Partito”. Così titolava ieri un talk show. La notizia è che gli amministratori settentrionali del centrosinistra, dopo la bruciante sconfitta elettorale che l’Unione ha subito nel nord del Paese (-11,71% rispetto alle amministrative di cinque anni fa), si stanno organizzando da soli. L’obiettivo è quello di fare arrivare un messaggio forte e chiaro a Roma, ai vertici dell’Ulivo: se Partito democratico sarà, allora deve avere una connotazione e un’organizzazione federalista e federale. Ieri, dalle colonne del quotidiano “La Stampa”, l’invito è giunto da Luigi La Spina, ed è stato immediatamente colto da Sergio Chiamparino. Il sindaco di Torino, dopo essersi attaccato al telefono per contattare i maggiori amministratori dell’Ulivo di tutto il settentrione, da Trieste a Milano, da Genova a Venezia, e dato appuntamento per un summit che si svolgerà a Milano nel mese di giugno, ha preso carta e penna e ha scritto una missiva allo stesso quotidiano in risposta all’esortazione lanciata il giorno prima. L’idea di formare una sorta di “Pd del Nord” ha trovato l’immediata adesione di Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte, che non ha mai nascosto tutte le sue perplessità sul processo di formazione del Pd, di Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano, del sindaco di Venezia Massimo Cacciari, dell’ex sindaco di Genova Giuseppe Pericu. Loro ed altri ancora si ritroveranno a Milano per gettare le basi di un progetto comune. E’ significativo che il cuore di questa iniziativa sia a Torino e in Piemonte. A differenza di Lombardia e Veneto, infatti, il Piemonte non è mai stata considerata una roccaforte berlusconiana, anzi. Alle ultime regionali la vittoria della Bresso è stata limpida. Alle amministrative dell’anno scorso Chiamparino è stata riconfermato sindaco di Torino con percentuali pressoché plebiscitarie. Il primo campanello d’allarme è suonato alle politiche del 2006, quando per un pugno di voti, la Cdl ebbe la meglio sull’Unione per la votazione del Senato. Il campanello è diventato una sirena con l’ultima tornata amministrativa, nella quale, quasi ovunque in Piemonte il centrodestra ha nettamente vinto. Il grido più forte di protesta verso il Palazzo (verso Roma) arriva però dagli amministratori veneti. Da quelle parti la sinistra ha ottenuto percentuali imbarazzanti (le provinciali a Vicenza hanno visto il candidato dell’Unione attestarsi mestamente intorno al 15%, contro l’oltre 70% del suo avversario). “Occorre fare subito qualcosa di diverso al nord, che non è mai stato ascoltato”, è il monito del sindaco diessino di Padova Flavio Zanonato. Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, ha parole dure per la piega che ha preso, a Roma, la discussione sulla leadership. Tra quelle degli amministratori settentrionali, c’è però una voce, molto autorevole, che si pone un po’ fuori dal coro. E’ quella di Riccardo Illy, presidente della regione Friuli Venezia Giulia. L’imprenditore triestino, pur dicendosi disponibile al confronto, ha fatto sapere di essere abbastanza scettico sulle modalità che si sono scelte per dare vita a questa sorta di “Pd del Nord”. “Non credo onestamente che un incontro, una riunione, un documento una pressione rivolta dagli amministratori del nord, presidenti di Regione, Provincia o sindaci, nei confronti del governo possa sortire un grande effetto”. La questione, secondo Illy, è un’altra: “è la presenza – spiega – di forze politiche massimaliste che da una parte impediscono di realizzare le cose che servono, come il completamento o la realizzazione di importanti infrastrutture, e dall’altra pretendono che siano portate avanti cose inutili, come la normativa sui Dico”.