Paul contro Paul: «Ancora più debiti contro la depressione». «No, tagli alla spesa pubblica»

1 Maggio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Sfida entusiasmante in onda sulla TV di Bloomberg. Due opposti. Due visioni differenti del sistema economico e dell’attività del governo. Tagli contro spesa. L’esponente della corrente libertaria e non-interventista del Partito Repubblicano, Ron Paul, e l’economista statunitense Nobel per l’economia 2008, Paul Krugman.

Dal dibattito, o meglio, dai monologhi, è emersa la completa discordanza tra i due, con ciascuno che non ha approvato alcunché di quanto detto dall’altro. Ma quanto si puo’ estrapolare è sicuramente una ricca e completa analisi del sistema economico attuale, degli Stati Uniti e mondiale, che copre diverse angolature e punti vista.

Ron, sostenitore dell’auto regolamentazione del libero mercato, ha chiesto ad alta voce la fine del monopolio della Fed, e la creazione di valute concorrenti. Krugman invece ha sottolineato come nell’era moderna non ci sia spazio per separare l’attività governativa da quella di politica monetaria. Nel negare di essere anti-mercato o anti-capitalista, ha rimarcato come ci sia il costante bisogno di un’autorità sopra tutte le parti per evitare eventi nefasti e le degenerazioni del mercato capitalistico.

Taglio o spesa? Ron sostiene che il problema più grande è l’indebitamento, che deve essere ripagato in continuazione fino ad essere eliminato perche’ le risorse liberate vanno ad energizzare l’economia; sostiene dunque le varie misure di austerità. Krugman per contro ricorda che tagli in bilancio non fanno che peggiorare la sostenibilità del debito e creano recessione.

Per l’intervista completa ecco il VIDEO INTEGRALE.

Sotto cosa ognuno pensa dei punti di vista dell’altro.

Ecco cosa Ron Paul pensa del punto di vista di Paul Krugman:

“Krugman crede in una forte partecipazione del governo, in base a quello che ho letto e ho sentito, mentre invece io credo nell’opposto, nella minima partecipazione del governo. Non mi piace un’economia controllata, né da un’autorità centrale, né da un comitato di politica monetaria, né dal Congresso. È una visione completamente diversa, secondo cui i mercati funzionano e devono funzionare in un modo naturale”.

“Voglio un tasso di interesse che sia il più naturale possibile. Non voglio che il governo o la Fed decidano i tassi di interesse. Questo vuol dire decidere i prezzi. L’idea che qualcuno, o un gruppo di persone, possa sapere quale sia l’ammontare di denaro necessario o quali debbano essere i tassi di interesse, mi sembra semplice presunzione. Non capisco da dove traggano questa conoscenza. Quando parliamo di eleggere un Presidente o il Congresso per gestire al meglio l’economia, stiamo perdendo di vista il punto chiave, ovvero che non è quello il loro compito. Le persone devono far girare e gestire l’economia”.

Ecco cosa Paul Krugman pensa del punto di vista di Ron Paul:

“Non possiamo sottrarre il governo dall’attività di politica monetaria. Se crediamo che si possa aggiustare da sola, ti sbagli. Se credi che possiamo permetterci che il governo non controlli la politica monetaria, vivresti in un mondo indietro di 150 anni. Abbiamo un sistema economico in cui la moneta non è solamente un pezzo verde di carta con stampate le facce dei nostri presidenti defunti. La moneta è parte di un sistema finanziario che include tutta una categoria di asset, tanto che non sappiamo quale sia la linea di demarcazione tra moneta e non-moneta. È tutto un continuum”.

“La storia ci insegna che un’economia lasciata completamente libera a se stessa è soggetta a estremi fenomeni di volatilità, e a periodi di recessione estrema. Conosco questa leggenda per cui alcune persone sono contente che la Grande Depressione è stata scatenata dal governo o dalla Federal Reserve, ma questo non è vero. La verità è che si è trattato di un ossessione omicida da parte dell’economia di mercato, un qualcosa che succede di continuo. Credo nel capitalismo. Voglio che l’economia sia lasciata al mercato, più libera possibile, ma ci sono dei limiti. C’è bisogno che il governo intervenga per stabilizzare le cose. Periodi di depressione non fanno bene al capitalismo, ed è compito del governo assicurarsi che questo non accada, e se dovesse succedere, almeno che non duri a lungo”.