PATTO, ORA NUOVE REGOLE

26 Novembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

La grandezza di chi, negli ultimi cinquant’anni, ha costruito le istituzioni europee, da Robert Schuman ad Alcide De Gasperi, da Konrad Adenauer a Helmut Kohl, è sempre stata l’intelligenza di immaginare un disegno politico che imbrigliasse quanti diversamente ritenevano l’Europa solo un minimo comun denominatore degli interessi delle loro nazioni.

Grazie a questa abilità e a questa intelligenza, e nonostante l’opposizione dei banchieri centrali di mezza Europa, nel 1978 si costruì il Sistema monetario; nel 1985 nacque il mercato unico, ponendo niente meno che un personaggio scettico dell’Europa come la signora Thatcher in condizione di non esercitare il suo diritto di veto.

L’altra notte a Bruxelles è accaduto esattamente l’opposto. La Commissione ha offerto su un piatto d’argento, in primis a Chirac e a Tremonti, che guardano con sufficienza alle istituzioni europee, l’occasione per umiliarle. Con altra abilità, e vincendo lo scetticismo generale, dieci anni fa Jacques Delors mandò in porto con successo il trattato di Maastricht. Questa Commissione si è rifiutata di progettare un Patto migliore, per mesi ha difeso regole che contrastano con la razionalità economica e alla fine, come era facilmente prevedibile, ha perso. Priva di una strategia, ha dato all’opinione pubblica l’errata impressione che i politici siano più lungimiranti dei funzionari di Bruxelles.

Giulio Tremonti ha presieduto la riunione senza valutare seriamente le conseguenze di un voto che ha diviso l’Europa. I danni, infatti, non si limitano a quelli arrecati alla credibilità della Commissione: ostinandosi ad andare ai voti si è fatta emergere, per la prima volta da quando esiste l’euro, una divergenza profonda tra i Paesi che condividono una moneta comune, dando adito a un’ipotesi impensabile: l’unione monetaria è davvero irreversibile?

Quanto è accaduto si rifletterà anche sulla Conferenza intergovernativa che dovrebbe, entro Natale, approvare la nuova Costituzione dell’Unione europea. Dopo lo schiaffo di ieri, con la sconfitta subìta da Madrid e dal suo Commissario, Pedro Solbes, inevitabilmente la posizione spagnola, già critica, si farà più rigida e fra l’altro sfumano le chances che la Conferenza si concluda entro il semestre di presidenza italiano. Grazie alla vittoria di Tremonti a Bruxelles, paradossalmente è scacco matto per Berlusconi, che tanto puntava sull’ospitare a Roma la cerimonia conclusiva della Conferenza.

Per impedire che dilaghi il risentimento contro l’euro bisogna senza indugio scrivere un nuovo Patto: non è difficile. E’ sufficiente copiare con umiltà il Codice di responsabilità fiscale inglese, introdotto a Londra da Tony Blair nel 1997, che si concentra non sul disavanzo corrente registrato in quell’anno, bensì sul cosiddetto disavanzo strutturale: quello, cioè, che tiene conto dell’andamento dell’economia. E che applica la «regola aurea», sottraendo dal deficit la spesa per gli investimenti netti.

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