Pasta e grano: i prezzi salgono, le scorte sono crollate

6 Marzo 2022, di Redazione Wall Street Italia

Pasta e grano: i prezzi salgono, le scorte sono crollate

di Lorenzo Palma

Facendo la spesa al supermercato ci si può accorgere dei recenti aumenti del prezzo dei principali generi alimentari. Tutto è iniziato dall’estate in poi, centesimo dopo centesimo il prezzo della pasta è aumentato costantemente e ora, davanti agli scaffali c’è da restare a bocca aperta di fronte al costo dell’alimento più amato e consumato dagli italiani.

La colpa è certamente dei rincari dell’energia, non bastasse il caro bolletta che si sta per abbattere su tutti noi. Ma non solo. Il prezzo della pasta è alle stelle anche per l’aumento del prezzo del grano. Un insieme di fattori, dunque, che ha fatto sì che che un chilo di pasta che a settembre la grande distribuzione comprava a 1,10 euro, ora ne costa 1,40. Un rincaro che si abbatte sul consumatore finale.

E il peggio arriverà per la fine del mese quando si prevede che il prezzo balzerà a 1,52 euro, con un rincaro dunque di ben il 38%. Nell’articolo dello scorso ottobre il nostro direttore Leopoldo Gasbarro già ipotizzava che “alla base di questa crisi e delle sue possibili carenze” esistono motivi ben precisi: la pandemia ha bloccato la catena produttiva prima e distributiva poi ed ora si fa fatica a ripartire per far arrivare gli approvvigionamenti; la carenza di materie prime; una ripresa che non riesce a soddisfare il principio cardine della domanda e dell’offerta sui mercati; l’inevitabile lievitazione dei prezzi che in molti paesi rasenta lo sciacallaggio.

Le dichiarazioni di Giuseppe Ferro, amministratore delegato della pasta La Molisana, suonano da vero e proprio grido di allarme. Basterebbe guardare i numeri per capire quanto serio sia il problema. La produzione canadese, da cui il nostro Paese riceveva le esportazioni maggiori di grano, ha perduto lo scorso anno metà della produzione da quasi 7 milioni di tonnellate a circa 3,5.

Un milione di tonnellate in meno anche per gli USA. Con meno grano duro in circolazione i prezzi sono impazziti. Sulle principali Borse merci italiane per i cereali – Milano, Foggia, Bologna – le quotazioni del grano duro sono balzate dai circa 300 euro a tonnellata di giugno agli attuali 500 euro. Questo vale per il frumento nazionale. Invece si è arrivati fino ai 600 euro, per quello di importazione. Ma sta salendo il prezzo di tutte le derrate alimentari che vengono importate.

Basterebbe seguire l’andamento del FFPI (FAO Food Price Index) per comprenderlo. Il FFPI è una misura della variazione mensile dei prezzi internazionali di un paniere di prodotti alimentari. Ebbene quest’indice ha registrato una media di 130 punti a settembre, in aumento del 32,8% in più rispetto allo stesso mese del 2020. L’indice tiene traccia delle variazioni mensili dei prezzi internazionali delle materie prime alimentari comunemente scambiate.

Non solo pasta e grano, aumenta tutto

Verificando tutte le voci che compongono il paniere si nota come la crescita dei prezzi riguardi non solo il Grano, ma ad esempio anche il Riso e tanti altri prodotti alimentari. Se l’Italia vuole produrre più grano, è questo il momento di deciderlo, scrive ancora Gasbarro. Il frumento si semina tra ottobre e novembre, per la raccolta tra giugno e luglio. E’ ora di cominciare a ripensare il modello ed a fare della filiera agricola italiana ciò che davvero merita di essere.

A lanciare l’allarme sul Sole24Ore è stato Vincenzo Divella, amministratore delegato dell’omonimo gruppo. “I primi 30 centesimi li abbiamo dovuti chiedere dopo l’estate, per far fronte all’aumento vertiginoso del costo della nostra principale materia prima, cioè il grano. Tra giugno e oggi, il prezzo del grano alla borsa di Foggia è cresciuto del 90%. Un rincaro che non avremmo mai potuto ammortizzare da soli, basta pensare che per noi la semola rappresenta il 60% di tutto il costo di produzione della pasta.

Con l’arrivo dell’autunno, poi, ci si sono messi tutti gli altri rincari: il costo del cellophane è aumentato del 25%, il gas del 300%, l’elettricità anche. Per questo a gennaio abbiamo chiesto alla grande distribuzione altri 12 centesimi al chilo. Un aumento, questo, che dovrebbe diventare effettivo con il rinnovo degli ordini alla fine di questo mese”.