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Il 2026 si preannuncia come un anno particolarmente intenso per la governance delle società partecipate dallo Stato. Con le prossime assemblee di bilancio, infatti, è previsto un ampio rinnovo degli organi sociali che coinvolgerà un numero significativo di aziende controllate dal ministero dell’Economia, sia direttamente sia tramite partecipazioni indirette.
Secondo la nona edizione dell’analisi del Centro Studi CoMar, riportata da Radiocor, nei prossimi mesi saranno rinnovati complessivamente 214 organi societari: 118 consigli di amministrazione e 96 collegi sindacali, distribuiti su 155 società. Un perimetro molto ampio, che oggi conta 842 componenti, di cui 516 consiglieri e 326 sindaci.
Un rinnovo che coinvolge i grandi gruppi pubblici
Il dato assume un peso ancora maggiore se si considera che nel 2026 arrivano a scadenza i mandati triennali di alcune delle principali società italiane, incluse diverse quotate di primo piano. Tra queste figurano Enel, Eni, Leonardo, Poste Italiane, Terna, Enav e Banca MPS.
Accanto a queste, sono coinvolte anche numerose realtà strategiche non quotate e controllate, tra cui società operative in ambiti chiave come infrastrutture, trasporti, innovazione digitale ed energia. Il rinnovo, quindi, non è solo un passaggio formale, ma un momento cruciale per ridefinire gli equilibri gestionali di una parte rilevante dell’economia pubblica italiana.
Le società interessate dal rinnovo rappresentano un segmento di grande peso. Sulla base degli ultimi bilanci disponibili, generano complessivamente ricavi per 206 miliardi di euro e utili pari a 16,5 miliardi, con oltre 288.000 dipendenti. Anche il valore di mercato è significativo: al 2 aprile, la capitalizzazione complessiva superava i 282,6 miliardi di euro.
Entrando nel dettaglio della governance, delle 842 posizioni in scadenza, 158 riguardano 21 società controllate direttamente dal MEF (118 consiglieri e 40 sindaci), mentre le restanti 684 si riferiscono a 134 società controllate indirettamente tramite capogruppo pubbliche.
Il 2026 si distingue anche per l’ampiezza del rinnovo rispetto agli anni precedenti. Nel 2025 erano stati coinvolti 187 organi con 736 componenti, nel 2024 154 organi con 694 membri e nel 2023 142 organi con 610 componenti. Si tratta quindi di un picco significativo sia in termini di strutture interessate sia di persone coinvolte.
Nomine e rappresentanza degli azionisti
Guardando al periodo più recente, tra novembre 2022 e marzo 2026 sono stati nominati o confermati complessivamente 1.276 consiglieri di amministrazione nelle partecipate del MEF, tra primo e secondo livello. A questi si aggiungeranno a breve altri 516 consiglieri, portando il totale a 1.792 nomine in quattro anni. Un aspetto rilevante riguarda la composizione di questi organi: i consiglieri non sono espressione esclusiva del MEF, ma derivano anche dalle indicazioni di altri azionisti, secondo i meccanismi di rappresentanza previsti.
Tra i criteri sempre più rilevanti nelle nomine c’è quello dell’equilibrio di genere. I dati mostrano un miglioramento progressivo: oggi le donne rappresentano il 38,2% dei componenti in scadenza (322 su 842), in crescita rispetto al 31,3% del 2021 e a percentuali inferiori al 28% negli anni precedenti. La presenza femminile è leggermente più alta nelle società controllate direttamente dal MEF, dove le donne sono il 43,2% degli amministratori, rispetto al 41,1% nelle controllate indirette. Nei collegi sindacali, invece, la quota femminile si attesta al 33,1%.
Tempistiche e prossimi passaggi
Dal punto di vista operativo, le assemblee ordinarie per l’approvazione dei bilanci devono tenersi entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio. Le liste dei candidati, invece, vengono presentate dagli azionisti entro il venticinquesimo giorno precedente la data dell’assemblea. Si entra quindi in una fase decisiva per il rinnovo della governance pubblica, con implicazioni che andranno ben oltre le singole nomine, influenzando strategie, investimenti e indirizzi di sviluppo di una parte significativa del sistema economico italiano.