PARMALAT: LA PROCURA INDAGA ANCHE PER RICICLAGGIO

7 Febbraio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Ci sono anche indagati per riciclaggio nell’inchiesta sul crac Parmalat condotta dalla Procura di Milano. L’ipotesi di reato e le iscrizioni probabilmente risalgono ai primi di gennaio ma solo ieri, con il deposito della memoria per sostenere che per l’aggiotaggio la competenza territoriale è di Milano, i pm Francesco Greco, Eugenio Fusco e Carlo Nocerino, sono venuti allo scoperto.

Sono bastate poco meno di tre righe, di cui una parte evidenziata in neretto, per dire con certezza che la magistratura milanese, probabilmente in base alle segnalazioni fatte dall’Ufficio Italiano cambi, procede anche per questo reato.

Inoltre è probabile che le persone e le società giuridiche finite sotto inchiesta siano più delle 27 finora note. Infatti, nel fare una sorta di cronistoria della nascita del fascicolo e del suo sviluppo, i tre pm, oltre a elencare i reati per i quali il 22 dicembre hanno provveduto alle prime iscrizioni nel registro degli indagati (falso in bilancio, false comunicazioni dei revisori, aggiotaggio e truffa), scrivono: “Nel corso delle indagini si procedeva a ulteriori iscrizioni di soggetti anche estranei al gruppo Parmalat, ipotizzando per taluni il concorso nel reato di aggiotaggio per altri la fattispecie di riciclaggio”.

Successivamente, grazie alla segnalazione della Consob e agli accertamenti svolti, i pm hanno ipotizzato anche il reato di ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza. Contro il rigetto della richiesta di trasferimento degli atti milanesi alla Procura di Parma, perché “altrimenti sarebbe violato il principio del giudice naturale”, oggi i difensori di Tonna e Del Soldato hanno presentato ricorso al Procuratore Generale presso la Cassazione che avrà venti giorni per mettere fine alla questione.

Secondo i tre pm, per il reato di aggiotaggio, la competenza é di Milano: a Milano, sede di Parmalat Finanziaria, “sono state divulgate tutte le false notizie concretamente inidonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo dei titoli Parmalat” e, quindi si è “verificato l”eventò di pericolo che ha determinato la lesione del bene protetto” (il corretto funzionamento del mercato).

Inoltre “nella vicenda in esame non vi è coincidenza soggettiva” tra gli indagati dalla Procura di Milano e quelli indagati dalla Procura di Parma. Tesi opposta quella delle difese, per le quali la prima diffusione delle false notizie sarebbe avvenuta a Collecchio dove il cda di Parmalat spa e Parmalat Finanziaria ha approvato la bozza di bilancio poi depositata nella sede sociale, che è sempre a Collecchio.

Per i difensori di Tonna e del Soldato, i fatti per i quali indagano le due Procure sono identici anche se quella di milanese dà una qualificazione giuridica del reato diversa e in più, per connessione, il reato più grave attrae gli altri. Ma i legali dei due ex direttori finanziari arrestati il giorno di san Silvestro oggi hanno fatto un’altra mossa: hanno depositato una memoria al procuratore della Repubblica di Milano, e per conoscenza al procuratore generale di Milano, per sostenere che l’eventuale decisione di procedere a Milano con rito immediato prima che la Cassazione si sia pronunciata sulla competenza sarebbe “grave e illegittima” e chiedono la sospensione di “ogni atto di esercizio dell’azione penale”.

Esercizio che, come si è fatto però notare negli ambienti giudiziari milanesi, è un “diritto-dovere previsto dalla Costituzione”. Intanto Calisto Tanzi, in carcere a san Vittore, tra domani e dopodomani dovrebbe essere ricoverato nell’apposito reparto dedicato esclusivamente ai detenuti dell’ospedale San Paolo di Milano. Qui sarà sottoposto a sofisticati accertamenti diagnostici e poi, dopo un probabile interrogatorio dei pm di Milano, dovrebbe essere trasferito nel carcere di Parma.