Parla il guru di Wall Street: “I deficit? Non hanno importanza”

9 Maggio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – L’ultima provocazione arriva da Jeff Gundlach, fondatore e ceo di DoubleLine Funds, esperto dei mercati del reddito fisso e che in passato è stato insignito anche del premio “Morningstar Fund Manager of the Year”. Indicativo il titolo della sua presentazione sull’economia globale, che si è focalizzata sui ruoli che i deficit e i debiti detengono nel determinare l’outlook economico attuale.

Questo titolo dice tutto: “Deficits don’t matter, ovvero “i deficit non hanno importanza”; una frase ripresa in realtà da un discorso del vice presidente degli Stati Uniti Dick Cheney nel 2002. parlando agli investitori, il guru ha anche affermato che “l’economia migliorerà soltanto quando il problema dei debiti peggiorerà”, affermando che l’adozione di riforme fiscali, anche se a un ritmo, unito a una politica di spese (da parte dei governi) rappresentano un’alternativa migliore alle politiche del rigore che sono state imposte dalla Germania al resto dell’Europa.

Gundlach ha aggiunto di ritenere che è improbabile che la Grecia farà ancora parte dell’euro entro il prossimo anno, e ha sottolineato che una settimana a cui gli investitori dovranno prestare attenzione sarà quella del 18 giugno, quando si riuniranno la Fed, i ministri delle finanze dell’Eurozona e la Bce, e quando molto probabilmente i greci torneranno alle urne.

Sulla politica monetaria della Fed, nonostante la promessa di Ben Bernanke e colleghi di lasciare i tassi sui fed funds tra lo 0% e lo 0,25% fino al 2014, l’esperto mette in evidenza che, sulla base delle recenti dichiarazioni, 11 su 17 membri prevedono che l’istituto interverrà con l’adozione di misure restruttive entro la fine del 2014.

Interessante nella presentazione del guru il grafico che fa riferimento alle componenti dei debiti di diverse nazioni, tra cui l’Italia, tra debiti detenuti dalle famiglie, dalle società non finanziarie, da quelle finanziarie e dal governo. Da notare nel caso dell’Italia il forte debito governativo, a cui fa fronte il basso debito delle famiglie che, nel campione preso come punto di riferimento, è il più basso tra i paesi considerati.

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