Panama Papers: sui mercati in fumo $200 miliardi di capitalizzazione

24 Maggio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Aumenta sempre di piu’ nel corso degli anni il peso degli scandali dei data leaks sul valore delle società anche solo marginalmente coinvolte. A rivelarlo e’ uno studio svolto da tre professori universitari (James O’Donnovan, Insead; Hannes Wagner, Bocconi; Stefan Zeume, University of Michigan), ripreso dal Sole 24 Ore , che ha fatto i conti degli effetti sui mercati dopo lo scandalo dei Panama Papers.

Come riporta l’articolo pubblicato sul quotidiano economico,

“lo studio, aggiornato a fine aprile scorso, dimostra che nella prima settimana di aprile (lo scandalo esplose domenica 3) le perdite di capitalizzazione di mercato delle oltre 1.100 aziende di cui si è avuta un’evidenza di collegamento con i paradisi fiscali svelati, viaggiano tra 220 e 230 miliardi di dollari. Si tratta di un’emorragia di quasi quattro volte superiore allo scandalo Enron del 2000/2001 (68 miliardi) e di oltre 16 volte lo “shock” di borsa per le emissioni truccate dei motori diesel del gruppo Volkswagen (14 miliardi di dollari)”. 

A essere coinvolte, sono state società con filiali a Panama, alle Isole Vergini britanniche, alla Bahamas e alle Seychelles, tutti paradisi fiscali.

Ma non tutti i paradisi sono uguali, spiega lo studio delle tre università. Mentre avere filiali a Panama, alle Isole Vergini e alla Bahamas ha inciso pesantemente sulla capitalizzazione di Borsa, lo stesso non è accaduto con le Seychelles: lì l’impatto è stato di fatto pari a zero.

Il motivo? Come sottolineano gli autori:

“mentre Bahamas e Panama sono nella lista dei 15 stati non cooperativi in materia di antiriciclaggio (Financial Action Task Force, anno 2000), le Seychelles nel frattempo sono “emerse” dalle liste grigie dell’Ocse (agosto 2009) e anche da quella degli Usa (Stop Tax Haven Abuse Act)”..