Panama Papers: “Stati corrotti”, l’intervista alla giornalista uccisa a Malta

18 Ottobre 2017, di Daniele Chicca

Il processo per risalire alle aziende che hanno conti offshore a Panama risale a qualche giorno dopo l’elezione dei politici di Malta, quindi non sono riusciti ad aprire i conti nemmeno prima diventare rappresentanti del popolo che li ha votati. Lo dice la giornalista e blogger Daphne Caruana Galizia, morta questa settimana dopo che due bombe piazzate nella sua auto sono deflagrate, in un’intervista registrata un anno fa.

“Hanno aperto le aziende a Panama una settimana dopo essere stati eletti, già questo è segno di colpevolezza”, racconta Caruana Galizia da Malta. La giornalista aveva avviato l’inchiesta dal nome Maltafiles, un filone dello scandalo sui presunti evasori fiscali dei Panama Papers, scoppiato dopo che una talpa dell’agenzia Fonseca ha “dato in pasto” alla stampa tutta una serie di documenti rivelatori.

La colpa di Caruana Galizia è semplicemente quella di aver svolto il suo lavoro con professionalità per denunciare le personalità di punta del governo Muscat, accusando addirittura lo stesso primo ministro Joseph Muscat. Caruana aveva scoperto che un’azienda panamense era intestata a sua moglie.

Joseph Muscat con la moglie Michelle e le due figlie saluta il pubblico accorso all'Auberge de Castille dopo la sua cerimonia di insediamento il 5 giugno di quest'anno al Palazzo Grand Master di Valletta

“Se avessero avuto aziende create qualche anno fa, di vecchia data, sarebbe stato un problema ma sarebbe stato diverso. Avremmo avuto probabilmente la stessa situazione che vediamo in Islanda”, dice Caruana nell’intervista.

Tre aziende, una creata dal premier, un’altra creata dal capo dello staff del primo ministro, e un’alta ancora da uno dei ministri più vicini al premier, sono state usate per evadere il fisco. Le rivelazioni sulle ultime due aziende citate erano già emerse con i Panama Papers, mentre è stata Caruana a raccontare dell’esistenza di un società con titolare la moglie del premier.

“Malta è un paese corrotto?”, le viene chiesto all’inizio nel colloquio. Alla domanda la giornalista d’inchiesta risponde senza esitare: “Sì, è uno stato molto corrotto“. Purtroppo tutto questo è iniziato nel corso degli ultimi 30 anni ed è saltato fuori quando Malta è entrata nell’Unione Europea. Da quel momento gli episodi di corruzione e abusi di potere, sebbene diminuiti, non sono scomparsi e continuano a macchiare l’isola del Mediterraneo.

Intervista alla giornalista Daphne Caruana a Malta sullo scandalo dei Panama Papers che ha coinvolto il governo di Malta