PADOA-SCHIOPPA AL FMI: I RETROSCENA

4 Ottobre 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Roma, 4 ott – Il Corriere della Sera dà la notizia, giunta nella tarda serata di ieri in Italia, della nomina di Tommaso Padoa-Schioppa alla guida del comitato dei ministri del Fondo monetario internazionale (Imfc), secondo italiano in questo ruolo dopo Carlo Azeglio Ciampi, sottolineando che “in realtà non mancavano gli scettici quando ieri si è riunito il consiglio dei 24 rappresentanti nazionali del Fondo monetario per votare il successore di Brown. Anche fra i delegati di alcuni Paesi europei (ma non della zona-euro) c’era chi prevedeva che a vincere sarebbe stato il ministro canadese Jim Flaherty. Questi era entrato lunedì nel ballottaggio finale contro Padoa-Schioppa dopo l’eliminazione del terzo candidato, l’indiano Palaniappan Chidambaram. Ma è proprio l’uscita di scena dell’ultimo rappresentante dei Paesi emergenti che forse ha modificato l’equilibrio a favore di Padoa-Schioppa”. “Dopo lunedì – prosegue l’articolo -, i voti della Russia e di molti asiatici si sono spostati sul candidato italiano. Tps a quel punto ha fatto pesare fino in fondo le relazioni maturate quando seguiva le relazioni internazionali per la Banca centrale europea, ma anche la sua ‘campagna elettorale’ per l’Fmi. Del suo programma, molti emergenti hanno apprezzato l’impegno a limitare il mandato a tre anni e a stabilire poi una rotazione alla testa dell’Imfc fra le varie regioni del mondo. Da tempo infatti Cina, India, Sudafrica, Russia e Messico guidano il fronte di chi punta ad allentare la presa di Stati Uniti ed Europa sui vertici del Fondo e della Banca mondiale. Per tradizione è sempre europeo sia il direttore generale dell’Fmi, capo dello staff a Washington, che il presidente di quella vera e propria assemblea degli azionisti che è l’Imfc. Stavolta l’elezione del francese Dominique Strauss-Kahn come direttore generale la scorsa settimana aveva fatto pensare che l’Europa avrebbe dovuto rinunciare a Padoa-Schioppa all’Imfc. Il ministro del Tesoro americano Henry Paulson era stato attivissimo a sostegno del canadese Flaherty: ma fra un nordamericano e un altro europeo, gli emergenti hanno votato (anche) contro Paulson”.