Pace fiscale allargata renderebbe metà del previsto

27 Giugno 2018, di Alberto Battaglia

Il piano di pace fiscale che sarebbe in cantiere a Palazzo Chigi sarebbe molto più ampio di quanto si era immaginato fino ad ora: secondo le indiscrezioni pubblicate su Repubblica, si punterebbe a condonare 100 miliardi di tasse non pagate o contestate a fronte di un pagamento “secco” del 25% dell’importo (anche meno, in casi dimostrati di difficoltà economica).

Tale condono sarebbe allargato non solo alle già annunciate cartelle di Equitalia fino a 100mila euro, ma anche ai contenziosi pendenti nelle commissioni tributarie provinciali e regionali; da queste ultime due categorie condonabili si aggredirebbero ulteriori 50,4 miliardi di tasse in sospeso.

Con gli ipotetici 25 miliardi di euro, che potrebbero essere recuperati tramite questa pace fiscale allargata, il governo, secondo quanto scrive il quotidiano, avrebbe in animo di assorbire gran parte delle risorse necessarie a finanziare il taglio all’Irpef, attraverso la flat tax (o meglio dual tax, visto che si parla due aliquote e non una). Non basterebbe: la flat tax comporterebbe un ammanco di gettito di 50 miliardi – e non una tantum, bensì ogni anno.

In ogni caso, cadrebbe la credibilità programmatica della pace fiscale, che, secondo le stime annunciate dal leghista Armando Siri, avrebbe dovuto recuperare 60 miliardi in due anni: si parlerebbe, al contrario, di una cifra che nemmeno raggiungerebbe la metà di quest’ultimo obiettivo.

Non è un segreto, del resto, che la cosiddetta flat tax sia il punto programmatico più costoso del contratto di governo. Considerando gli impegni di equilibrio di bilancio rivendicati dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, appare assai difficile che questa misura possa essere implementata a partire dal 2019 come annunciato dalla Lega.