Oscar di Montigny: «L’economia si fa sferica»

15 Marzo 2019, di Massimiliano Volpe

Per i 10 anni della corporate university di Banca Mediolanum, il manager lancia un nuovo messaggio al mondo

Oscar di Montigny è chief innovation, sustainability value strategy officer di Banca Mediolanum e amministratore delegato di Mediolanum Comunicazione. Ha ideato e fondato MCU-Mediolanum Corporate University

Oscar di Montigny, Mediolanum Corporate University compie 10 anni. è stato un percorso segnato da molti successi. Come è nata questa iniziativa?

«L’idea nasce nel 2007, alla vigilia di un anno importante che è coinciso con un forte cambiamento in tutto il mondo della finanza, innescato dal crack di Lehman Brothers. Mentre le altre realtà finanziarie tagliavano le spese di formazione e marketing noi abbiamo capito che bisognava fare qualcosa di diverso e pertanto ci siamo mossi controcorrente cercando di anticipare i tempi. Bisognava dare un segnale molto forte a tutto il settore attraverso un’iniziativa che, oltre ad adempiere ai suoi scopi addestrativi e formativi, potesse educare e trasmettere i nostri valori. Questa prerogativa non è peraltro mai mancata in Banca Mediolanum, visto che da sempre Ennio Doris ha messo al centro della sua attività il singolo individuo. Una centralità che anche suo figlio Massimo, nostro Ceo, sta altrettanto perseguendo come valore fondante. L’università partì, informalmente, a novembre del 2008, e formalmente nel marzo del 2009 con un investimento di oltre 30 milioni di euro. Uno sforzo importante che ci è stato riconosciuto dal Global Council of Corporate Universities di Parigi: nel marzo del 2013 siamo stati infatti convocati per essere premiati come seconda migliore corporate university al mondo proprio per la capacità di avere fatto dell’asse valoriale una dimensione educativa».

Ha parlato di educazione e valori. Come è organizzata la vostra proposta formativa?

«Voglio ricordare che Banca Mediolanum è stata tra le prime società italiane a dotarsi di un’università aziendale e non di un semplice centro di formazione interno. Le corporate university hanno un’aspirazione diversa. Non vogliamo limitarci ad erogare percorsi di formazione e di addestramento ma puntiamo a mettere l’educazione al centro della crescita professionale e personale dei nostri collaboratori. Anche noi come Mandela crediamo che “l’educazione sia l’arma più potente per cambiare il mondo”, e non è un caso che il giorno dell’inaugurazione fossero presenti l’allora ministro della pubblica istruzione e il Premio Nobel per la Pace Lech Walesa. Ma non è tutto. La sfida che abbiamo lanciato non riguarda solo Banca Mediolanum ma anche il mondo che ci circonda. Al giorno d’oggi le aziende devono perseguire i loro obiettivi tenendo conto dei vantaggi che si producono per la collettività. In questo tutti devono fare la loro parte. L’individuo deve essere messo in grado di compiere le proprie scelte, e coerentemente con questo credo vedrete che a breve stupiremo nuovamente il mercato».

Quali sono gli insegnamenti impartiti?

«L’approccio che ho cercato di dare alla corporate university è di natura olistica. Abbiamo una dimensione imprenditoriale con obiettivo ultimo quello di generare un profitto, ma ritengo che per perseguire questo scopo si debba passare necessariamente dal perseguimento di un obiettivo primario: lo sviluppo dell’individuo, sia personale che professionale, come condizione necessaria per raggiungere poi importanti risultati di business. Il vero successo di un’azienda è infatti possibile solo grazie alla previa realizzazione delle persone che in essa lavorano.
Pertanto accanto alle materie tecnico specialistiche c’è anche una dimensione più soft di formazione progettuale e tematiche di sviluppo della persona.
L’approccio di MCU si basa sul principio long-life learning. La nostra vuole quindi essere una azienda in cui si apprende costantemente a tutti i livelli nel corso dell’intero percorso di carriera. Non esiste un livello professionale oltre il quale la formazione si esaurisce. Tutti devono continuamente studiare ed educarsi al principio del costante miglioramento. Chi si ferma in realtà va indietro, perché il mondo nel frattempo va avanti velocissimamente. Basti pensare all’evoluzione tecnologica, a quella legata alla sostenibilità, agli stili di vita e di consumo delle nuove generazioni.
L’offerta educativa di MCU è articolata su più livelli e prevede la frequenza di corsi in modalità multicanale, in aula o a distanza. In prima battuta eroga i corsi di formazione previsti per i consulenti e collaboratori della sede centrale in relazione alle mansioni svolte. Abbiamo poi una formazione di alto profilo rappresentata dai master, di cui uno organizzato con l’università Cattolica, per i quali l’adesione può essere facoltativa o obbligatoria a seconda del percorso.
Mi riferisco al ‘Master in Family Banking’, per il quale è prevista nel 2019 la terza edizione, e al ‘Banking & Innovation Management Executive Master’ (Bimex), che ha coinvolto 275 manager della struttura commerciale e del quale si è conclusa lo scorso dicembre la prima edizione dopo 29 mesi di lezione. Un’attività fortemente voluta dalla banca per accrescere e potenziare le conoscenze tecniche e le abilità manageriali necessarie per esercitare quella leadership delle competenze indispensabile, nel contesto attuale e futuro, per condurre con successo gruppi di collaboratori».

MCU è aperta anche all’esterno?

«Certo, sono ormai anni che abbiamo lanciato una serie di attività per i clienti con il marchio MCU. Sono stato orientato dal mio mentore, il dott. Patrizio Paoletti, al valore fondante dell’educazione e da subito ho cercato di lasciare un’impronta grazie a un percorso educativo aperto ad una contaminazione di altre discipline quali, la filosofia, l’arte e la scienza, oltre che l’economia (secondo il metodo indicato nel sistema “F.A.S.E” ® ideato da Patrizio Paoletti).
Il mondo si sta sempre più polarizzando: oggi o si è un professionista autorevole in un determinato settore oppure bisogna necessariamente avere una prospettiva sempre più ampia e inclusiva che in passato, purché però sempre anche selettiva. Oggi l’abbondanza di fonti e informazioni non è premiante se non la si sa al contempo organizzare. Non si possono fare big data se non si hanno fondamentali anche in sociologia, psicologia o filosofia perché il dato analitico alla fine affonda in comportamenti emotivi. Basti pensare che anche nel marketing si parla sempre più spesso di neuropsicologia.
Forte di questa comprensione ho pensato che il tema dell’educazione fosse da connettere direttamente anche alla collettività. Il privato deve prendersi cura dell’ambiente che lo circonda, non si può pensare solo al profitto fine a se stesso ma anche a un profitto condiviso. In particolare il rapporto con i clienti deve essere coltivato anche sul piano umano e non solo su quello economico. Questo vale anche per una banca, per cui ho deciso di occuparmi dei clienti fornendo loro un’esperienza di una condivisione dei valori in cui crediamo; ed è qui che origina il progetto denominato ‘Centodieci’. Abbiamo così offerto dei momenti di incontro con persone che più di altre incarnano i valori chiave di Banca Mediolanum.
Voglio ricordare Tara Gandhi, la nipote del Mahatma, che agli occhi di chiunque incarna il valore della pace, Lech Walesa quello della libertà, Simona Atzori quello del superamento del limite, Patch Adams il valore dell’amore utilizzato per lenire il dolore, Oscar Farinetti quello delle origini e dell’imprenditorialità, Mario Cucinella quello della sostenibilità, Patrizio Paoletti quello della pedagogia e dell’educazione così come della consapevolezza e dello sviluppo del Sè e Michele Placido con il quale abbiamo riflettuto sul valore, oggi attualissimo, dell’accoglienza. Gli incontri si sono tenuti nei teatri della provincia italiana attraverso l’impegno di MCU e non direttamente della banca perché era centrale sottolineare il valore educativo. Una sfida impegnativa, come dimostra il fatto che nessuna realtà del mondo bancario ha poi organizzato un’attività simile. In un settore come quello della finanza, dove i clienti si sono sentiti traditi e dove non è facile trovare lavoro come in passato, il tema della fiducia, incarnato dai valori, diventa centrale. È stato un successo clamoroso, abbiamo organizzato oltre 500 eventi sul territorio che hanno generato un forte senso di gratitudine, la più importante e sincera leva di marketing per il futuro. E gli incontri proseguiranno anche nel 2019: dopo le iniziative organizzate nell’ambito di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018, faremo tesoro di questa esperienza per essere protagonisti anche nel programma di Matera Capitale Europea della Cultura 2019 e Parma Capitale Italiana della Cultura 2020.
Questi sforzi ci hanno permesso di entrare anche nella dimensione dell’arte. I family banker espongono infatti nei loro uffici delle collezioni permanenti sotto il patrocinio di MCU. La nostra attività è poi raccolta nel nostro magazine online Centodieci.it, che, con più di due milioni di lettori, è il primo corporate magazine in Italia dove si parla di arte, scienza, cultura e tecnologia».

Dopo il successo di “Il tempo dei Nuovi Eroi” è al lavoro su un nuovo libro. Ci può anticipare qualcosa?

«Posso anticipare molto poco ma certamente posso dire che uscirà in autunno e sarà al contempo una provocazione ma anche un forte incoraggiamento. Orientato dagli insegnamenti ricevuti da Paoletti nel mio percorso di sviluppo personale, consolidatisi poi nelle esperienze che la mia azienda mi ha consentito di fare a livello professionale, sono giunto alla consapevolezza che l’economia deve aspirare a diventare altro o, meglio ancora, deve tornare ad essere ciò che è sempre stata: non solo una scienza ma anche un’arte. L’arte di produrre non ricchezza, bensì prosperità. Per assurgere a questo scopo dovrà evolvere da una dimensione piana, piatta, a cui è stata relegata dalle seppur nuove forme in cui si è manifestata ultimamente, come la sharing economy o la circular economy, a una dimensione non più bidimensionale, come in esse, ma tridimensionale. Deve così evolversi in un’economia sferica. In “Il tempo dei Nuovi Eroi” sostenevo che i grandi sistemi istituzionali, laici o religiosi che siano, molto presto non saranno più capaci di occuparsi dei grandi temi dell’umanità. Ne sorgeranno forse di nuovi, ma certamente il singolo individuo tornerà ad essere centrale, protagonista, e potrà esercitare una nuova identità proprio nella sua sfera di influenza, nell’interesse non più solo di sé stesso, bensì anche della collettività e del pianeta.
Stiamo entrando in un nuovo tempo, quello dell’individuo-protagonista, quello che io chiamo il Nuovo Eroe. Da qui la nuova provocazione dello Sferismo, in economia, ispirata allo studio dell’Uomo Sferico divulgata da Paoletti: non è importante la forza che un individuo può esprimere in forma assoluta, bensì in forma relativa purché connessa alla collettività. Agire per-il-Bene, ciascuno nella propria sfera di influenza, diventerà fondamentale in questo cambio di epoca in cui stiamo entrando. L’uomo va rimesso al centro di tutti i sistemi, e con lui i valori universali che lo abitano ed ispirano da sempre. C’è bisogno che la persona, guidata da questi valori, si faccia carico, ciascuno nella sua dimensione, di interessi collettivi. Il nuovo paradigma deve così divenire “vita tua, vita mea” e non più “mors tua, vita mea”. Lo Sferismo è quindi l’incoraggiamento all’individuo – il Nuovo Eroe – affinché si assuma maggiori responsabilità nella propria sfera quotidiana di influenza. Ciascun essere umano dovrà quindi lavorare su sé stesso per evolvere lungo una direttrice tridimensionale (idee, emozioni, azioni), contribuendo a generare amore, rispetto e gratitudine. Generare un senso di gratitudine nell’altro diviene così la sfida della nuova economia. Parafrasando Madre Teresa di Calcutta: “quando incontri qualcuno fai in modo che, quando vi lasciate, egli sia migliore di com’era prima che lo incontrassi”. La gratitudine permetterà di creare solidità nei rapporti, personali e commerciali; quella solidità che rende una sfera capace di subire una pressione senza rompersi bensì spostandosi.
A favore dello Sferismo contribuisce infine il fatto che la sfera è una forma perfettamente democratica: tutti i suoi punti sono equidistanti dal centro. È la forma più intelligente che ci sia in natura. La prosperità è democratica, la ricchezza non sempre lo è. La prosperità produce ricchezza, la ricchezza non necessariamente produce prosperità. E su questo vi lascio riflettere…».

Come vede MCU fra dieci anni?

«In futuro MCU sarà sempre più il cuore pulsante di Banca Mediolanum, quello che più di tutti incarnerà il concetto di sfericità della banca. Si tratta del luogo dove viene depositato il valore dell’azienda, dove viene custodito e tramesso oltre che lo scopo aziendale anche il nostro impegno e senso civico verso l’esterno».