Oro abbatte il muro dei 2.000 dollari. I motivi dietro al rialzo

di Giulio Visigalli
Pubblicato 28 Novembre 2023 • Aggiornato 29 Novembre 2023 12:17

L’oro continua a mostrare i muscoli. Il prezzo la settimana scorsa è tornato sopra l’area psicologica dei 2.000 dollari l’oncia, sui massimi degli ultimi sei mesi (da maggio) e sempre più vicino (-3%) ai massimi storici raggiunti sopra a 2.070 dollari l’oncia.

Nel frattempo, i mercati azionari a livello globale sono tornati a prendersi una pausa dopo quattro settimane consecutive di guadagni, con gli investitori che scontano ormai una pausa nel rialzo dei tassi di interessi su entrambe le sponde dell’Atlantico, una tesi avvalorata anche dagli ultimi dati macroeconomici a partire dal rallentamento dall’inflazione negli Stati Uniti.

Soffermiamoci ora sull’andamento del prezzo dell’oro, analizzando quali sono i livelli più importanti da monitorare nei prossimi mesi, oltre che i principali motivi che hanno alimento il recente rialzo.

Prezzo dell’oro, i motivi dietro al rally

I prezzi dell’oro sono balzati dopo lo scoppio del conflitto in Medio Oriente, con le sue quotazioni che proprio dal giorno dello scoppio della guerra tra Israele e Hamas (7 ottobre) mostrano un rally del +10%, portando così il bilancio da inizio anno ad un ottimo +10%.

Incertezza geopolitica

Questo clima di incertezza geopolitica si riflette quindi nelle quotazioni dell’oro, con gli investitori che durante i conflitti cercano sempre più asset rifugio che possano proteggere il loro portafoglio da potenziali turbolenze economiche. Ecco che da questo punto di vista l’oro si è storicamente contraddistinto proprio per la sua qualità di bene rifugio, in quanto essendo un metallo prezioso limitato, ha un proprio valore intrinseco che è più indipendente dalle dinamiche geopolitiche rispetto ad altre materie prime come il gas e il petrolio.

Calo dei rendimenti statunitensi

Ma la guerra non è l’unico market mover per l’oro. Da questo punto di vista, infatti, le quotazioni dell’oro sono state sostenute nel loro rialzo anche dal calo dei rendimenti statunitensi, con il decennale statunitense (T-Note) che dai massimi pluriennali (dal 2007) a quota 5% ha già perso oltre il 12%, trovandosi al momento a quota 4,38%, livello minimo da settembre. Questo è spiegato dal fatto che l’oro non generando ne interessi ne dividendi, risulta essere più attraente quando i rendimenti dei titoli governativi tendono a sgonfiarsi, come nell’ultimo periodo.

Debolezza del dollaro

Non solo, nelle ultime settimane l’oro ha beneficiato anche della debolezza del dollaro, con l’indice del dollaro che è sceso al minimo dalla fine di agosto (novembre il peggior mese da inizio anno). Il prezzo dell’oro è infatti denominato in dollari e di conseguenza se il dollaro si deprezza, allora sarebbe richiesta una quantità inferiore di dollari per acquistare la stessa quantità di oro, rendendolo di conseguenza più attrattivo per gli acquirenti che utilizzano altre valute rispetto al dollaro.

In questo contesto, ne ha tratto vantaggio l’euro, che dai minimi di ottobre ha guadagnato oltre il 4,7% nei confronti del dollaro, con il cross che al momento sta consolidando l’area a quota 1.095.

Dinamiche domanda-offerta

Ricordiamo inoltre che il prezzo dell’oro, come tutte le commodities, è influenzato anche dalle dinamiche di domanda e offerta. Da questo punto di vista, l’andamento dell’oro nell’ultimo mese potrebbe riflettere anche i maggiori acquisti da parte delle banche centrali. Secondo infatti il World Gold Council (WGC), nella prima metà del 2023 è stato stabilito un nuovo record di acquisti di oro da parte delle Banche Centrali, circa 387 tonnellate.

Dati economici USA deboli rispetto alle attese

Infine, nella seconda metà di novembre il prezzo dell’oro è stato sostenuto anche da dati economici statunitensi (dati occupazione, dati sulle vendite di case nuove) più deboli delle attese che si sono aggiunti alle aspettative dell’inizio dei tagli dei tassi per il prossimo anno da parte della Federal Reserve. Adesso però il mercato attende con impazienza la pubblicazione di giovedì dei dati sui consumi personali, ovvero il PCE, la misura dell’inflazione preferita dalla Fed.

Analisi tecnica oro di breve periodo: rialzo di quasi il 4%

Continua la cavalcata al rialzo dell’oro che solo nelle ultime due settimane ha messo a segno un rialzo di quasi il 4% tornando così sopra il livello psicologico dei 2.000 dollari l’oncia. In particolare, se andiamo ad analizzare il grafico su time frame giornaliero vediamo come l’oro, dopo il breve ritracciamento di inizio mese, ha trovato supporto con il test delle medie mobili principali a 50 (linea blu) e 200 periodi (linea arancione).

Da li le quotazioni sono ripartire proseguendo il rally avviato dai minimi di inizio ottobre, con i prezzi che settimana scorsa sono tornati sopra i 2.000 dollari l’oncia. Ecco che proprio l’area dei 2.000 dollari, è ora l’area di supporto principale per il metallo giallo (2.008 dollari è il supporto di breve periodo), mentre al rialzo il primo e importante livello di resistenza è a quota 2.040 e poi verso i 2.058 dollari, precedenti massimi raggiunti anche a maggio di quest’anno.

Al rialzo, se il bene rifugio dovesse rompere con volumi di contrattazione in aumento anche la resistenza a 2.060 dollari, ecco che il successivo target al rialzo sarebbe il raggiungimento di nuovi massimi storici sopra 2.069 dollari l’oncia, massimi storici testati giusto per qualche seduta ad agosto del 2020. Teniamo presente che al momento le quotazioni dell’oro si trovano distanti solo il 3% dal raggiungimento di nuovi massimi storici, un segnale di forza per il bene rifugio per eccellenza.

L’andamento rialzista dell’oro è evidenziato, oltre che dalla posizione dei prezzi al di sopra delle medie mobili (con quest’ultime che hanno messo a segno il Golden Cross), anche dalla posizione “long” dei principali indicatori di direzione come il Parabolic Sar.

Come vediamo dal grafico giornaliero (qui sopra), i prezzi hanno beneficiato anche del taglio al rialzo della trendline ribassista che ha accompagnato la discesa dei prezzi tra maggio e ottobre di quest’anno.

Analisi tecnica oro di lungo periodo: -3% dai massimi storici

La dinamica rialzista dell’oro è ancora più chiara se si va ad analizzare il suo prezzo su time frame settimanale, con i prezzi che si trovano oltre il 9% al di sopra della media mobile di lungo periodo a 200 settimane. Ecco che proprio una chiusura di settimana al di sopra della resistenza statica 2022 $/oncia, spingerebbe le quotazioni verso la resistenza a 2050, aumentando così le possibilità di nuovi massimi storici nel prossimo futuro. Al contrario, un ritorno sotto il supporto dinamico 1.971 $/o alla chiusura di venerdì “potrebbe creare una divergenza negativa sullo stocastico giornaliero, fornendo un potenziale segnale di rinnovata debolezza” segnalano gli analisti di Mps.

In ogni caso, su time frame settimanale, il supporto statico più importante si colloca a 1.941 $/o, molto distante dai prezzi attuali.

Dal punto di vista della stagionalità, come segnalano gli analisti di Mps “la parte finale dell’anno è favorevole a rialzi delle quotazioni dell’oro“; mentre sul fronte speculatori, “il posizionamento netto lungo è leggermente inferiore rispetto a quello medio degli ultimi 10 anni e quindi non sono presenti eccessi speculativi in alcuna direzione (rialzista o ribassista)“.

Nel grafico di lungo periodo qui sotto, è ben visibile con una linea bianca il livello da superare al rialzo per portare l’oro verso nuovi massimi storici.