di James Butterfill Head of Research di CoinShares

Bitcoin: da scommessa speculativa a pilastro nei portafogli tradizionali

Dal momento del mio ingresso in CoinShares nel 2020, il mio obiettivo principale è stato quello di dimostrare man mano agli investitori istituzionali come il Bitcoin potesse far parte di un portafoglio d’investimento tradizionale. All’inizio la sua volatilità poteva sembrare un ostacolo difficile, tuttavia, il Bitcoin presenta molte delle caratteristiche fondamentali di una riserva di valore, seppur ancora emergente e con una componente di crescita unica.

Bitcoin può migliorare significativamente l’efficienza del portafoglio

 Storicamente, il Bitcoin ha offerto rendimenti elevati—con un profilo rischio-rendimento migliore rispetto alla maggior parte delle asset class tradizionali. Ad esempio, aggiungendo solo il 4% di Bitcoin a un classico portafoglio 60/40 (azioni/obbligazioni) con ribilanciamento regolare, si possono aumentare i rendimenti annuali dal 9% al 12% e migliorare il rapporto di Sharpe da 0,42 a 1, un salto significativo.

Le ragioni sono diverse:

  1. Elevati rendimenti corretti per il rischio. Dal 2017, il Bitcoin ha generato circa il 72% di rendimento annuo con un rapporto di Sharpe vicino a 1—circa il doppio rispetto alle azioni.
  2. Bassa correlazione. Il Bitcoin non si muove in sincronia con i mercati tradizionali, contribuendo a ridurre il rischio complessivo del portafoglio.
  3. Potenziale asimmetrico al rialzo. Il Bitcoin offre spesso opportunità di profitto significative senza aumentare proporzionalmente il rischio al ribasso.
  4. Controllo della volatilità tramite ribilanciamento. È vero, il Bitcoin è volatile—ma un ribilanciamento regolare consente di attenuare le oscillazioni e partecipare comunque ai guadagni a lungo termine.

Nonostante la volatilità, il Bitcoin—se utilizzato correttamente—può migliorare le performance di un portafoglio tradizionale.

 

Bitcoin può attenuare le turbolenze di mercato

Uno degli argomenti principali a favore dell’integrazione del Bitcoin all’interno di un portafoglio è la sua capacità di compensare le fluttuazioni di mercato proprio grazie alla sua volatilità. Ciò è dovuto ad una caratteristica chiave, ovvero una bassa correlazione con azioni, obbligazioni e altri componenti comuni del portafoglio, che gli permette di fungere da copertura e aiutare ad ammortizzare la volatilità del mercato.

La correlazione del Bitcoin con asset tradizionali come azioni e obbligazioni è costantemente bassa—tipicamente tra 0 e 0,2. Questo implica che il Bitcoin è largamente decorrelato e spesso si muove indipendentemente dal mercato tradizionale. Anche una piccola allocazione—circa il 4%—ha storicamente aumentato i rendimenti e ridotto il rischio totale, misurato attraverso il rapporto di Sharpe. La correlazione del portafoglio complessivo può diminuire fino al 15%, migliorando la diversificazione.

Rispetto ad altri strumenti diversificanti come oro, REIT o materie prime, il Bitcoin ha offerto migliori rendimenti e benefici di diversificazione—anche con allocazioni ridotte.

I benefici di diversificazione sono costanti e anche i backtest mostrano che il Bitcoin migliora la performance del portafoglio anche quando viene acquistato ai massimi di mercato—purché ci sia un ribilanciamento regolare.

 

Il sentiment del settore: la diversificazione conta più della speculazione

Oltre alle caratteristiche del Bitcoin nei portafogli, gli investitori, in particolare quelli istituzionali, vogliono anche capire come si comportano gli altri operatori di mercato. Abbiamo, pertanto, sviluppato un nostro sondaggio rivolto a gestori che offrono soluzioni di investimento in asset digitali: dal suo lancio nel 2021, questo sondaggio trimestrale fornisce preziose informazioni su cambiamenti di sentiment, allocazioni, percezione del rischio e aspettative di crescita.
I partecipanti al sondaggio rappresentano, di solito, asset in gestione per un totale tra i 285 e i 999 miliardi di dollari. Nell’ultima edizione, per la prima volta, la “diversificazione” è stata la motivazione più citata per investire in asset digitali—superando la “speculazione”, elemento che è coinciso con il lancio dei primi ETP su Bitcoin negli Stati Uniti—una pietra miliare politica e regolamentare per questa asset class. Ad oggi, 2025, il coinvolgimento istituzionale nelle criptovalute è cresciuto notevolmente: un sondaggio di EY-Parthenon, infatti, ha rilevato che il 68% degli investitori istituzionali investe in asset digitali—di cui il 37% con esposizione diretta a criptovalute come Bitcoin ed Ethereum.

Il più grande governo e organismo di controllo al mondo, tramite l’introduzione di ETP in Bitcoin, ha fornito ulteriore legittimità e rappresentato un semaforo verde per molti investitori, che, da allora, identificano la diversificazione come principale motivo d’investimento—insieme al desiderio di partecipare allo sviluppo della tecnologia blockchain.

Anche se le allocazioni medie sono ridotte, si evidenzia un trend in crescita: da circa lo 0,5% nel 2021 a oltre l’1,5% di oggi. Le allocazioni variano molto, a seconda della flessibilità del mandato d’investimento: i family office e gli hedge fund detengono generalmente le esposizioni maggiori, mentre i gestori patrimoniali e gli investitori istituzionali restano più cauti e tendono a mantenere posizioni più contenute.