Onu, caschi blu italiani accusati di traffico di cibo

26 Maggio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – I caschi blu italiani dell’Onu impegnati nella missione Unifil in Libano finiscono sotto i riflettori della stampa internazionale per traffico di cibo nel Paese mediorientale. A sollevare il polverone ci ha pensato un’inchiesta pubblicata oggi dal quotidiano spagnolo “El Pais”, da cui emerge che il cibo destinato alle truppe della missione sarebbe stato rintracciato più volte in alcuni supermercati locali.

Un traffico, che secondo le stime, ammonterebbe a circa quattro milioni di euro. Secondo una fonte del quotidiano, tra i militari “piu’ attivi” nel traffico del cibo ci sarebbero quelli del Ghana e dell’Italia.

Una fonte anonima, ha segnalato cinque battaglioni – tra cui quello italiano e ghanese – tra quelli coinvolti. Informazioni che – chiarisce il giornale – sarebbero state confermate anche da sei lavoratori internazionali e locali di Unifil. Una truffa pari a “un minimo di 13.000 euro al mese per ogni punto di distribuzione”, ha calcolato la fonte del “Pais”.

Il giornale ha cercato di contattare i responsabili dei cinque battaglioni sospettati di un coinvolgimento nel traffico di cibo, così come i dipartimenti per le razioni degli Alimenti e la Sicurezza interna di Unifil, che hanno sempre rinviato al portavoce della missione Unifil, Andrea Tenenti. Quest’ultimo, ha sostenuto via mail che non è possibile “fare speculazioni fino a quando l’inchiesta non sarà conclusa”.

Immediata la reazione dello Stato Maggiore della Difesa. “In merito ad alcune notizie di stampa che ipotizzano il coinvolgimento del contingente italiano in Libano, nell’ambito di presunti illeciti connessi alla fornitura di alimenti alla missione, si precisa che, sentito il Comando delle Nazioni Unite in Libano, le indagini sono in corso ed al momento il personale del Contingente militare italiano risulta estraneo a tale vicenda”, si legge in una nota.