Occupazione: in Italia cresce la quota degli inattivi. In molti sono scoraggiati

19 Marzo 2021, di Alessandra Caparello

In Italia gli inattivi in età lavorativa, quelli che non lavorano e non sono in cerca di occupazione, sono 13 milioni e 759mila e su 59 milioni e 641mila persone in totale, nel nostro paese sono 22 milioni e 839mila quelle che lavorano.

In sostanza, solo una percentuale ridotta della popolazione lavora, esattamente il 38% e di questi, 17 milioni e 785 hanno un impiego da dipendente, mentre 5 milioni e 54 mila sono indipendenti. Ma chi sono questi italiani che né lavorano né cercano?

Occupazione: chi sono gli inattivi in Italia

Prendendo gli ultimi dati Istat sul mondo del lavoro in Italia, la situazione è particolarmente funesta. Nell’anno del Covid si segnala un calo dell’occupazione “senza precedenti” andando in fumo 456 mila posti di lavoro e per la maggior parte si tratta di contratti a termine.

Ma è un altro dato che balza agli occhi: dopo sei anni di calo, nel 2020, il numero di inattivi, ossia di chi né lavora, né cerca, aumenta di 567 mila (+4,3% in un anno)..

Tra le persone in cerca di occupazione diminuisce il numero medio di azioni di ricerca di lavoro: il calo più forte si registra tra chi dichiara di essersi rivolto a un centro pubblico per l’impiego (15,3%, – 7,5 punti) e diminuisce anche la quota di chi si rivolge a parenti, amici e conoscenti (79,0%, -3,2 punti), che tuttavia rimane la pratica più diffusa; in aumento soltanto la quota di chi cerca lavoro tramite internet (62,2%, +2,8 punti).
Per il quarto trimestre consecutivo, a un ritmo più accentuato rispetto al trimestre precedente, cresce il numero di inattivi di 15-64 anni (+403 mila, +3,1% in un anno)

L’aumento tendenziale dell’inattività, comunica l’Istat, è legato ai motivi familiari (+85 mila, +2,9%), a quelli di studio (+68 mila, +1,6%) e, soprattutto, agli altri motivi (+300 mila, +19,3%), tra i quali prevale la mancata ricerca di lavoro per problemi legati all’emergenza sanitaria (“tutto fermo”, “nessuno assume causa covid”, “timore del contagio”, “aspetta che si attenui la pandemia”, ecc.).
Ma torna ad aumentare anche il numero degli scoraggiati (+85 mila, +6,4% in un anno), ossia di coloro che dichiarano di non cercare un lavoro perché ritengono di non trovarlo, soprattutto tra i 15-34enni, nel Centro-nord e tra gli stranieri.