Economia

Non solo tassi: cosa aspettarsi dall’ultima riunione dell’anno della Fed

10La prossima riunione della Federal Reserve, in programma mercoledì 10 dicembre 2025, si preannuncia tra le più osservate degli ultimi anni. I segnali che arrivano dal Federal Open Market Committee (FOMC) mostrano un panorama interno più diviso del solito, con almeno cinque membri votanti che hanno espresso dubbi sulla necessità di ulteriori tagli ai tassi di interesse negli Usa, aprendo la possibilità a più dissensi rispetto al passato.

Preview Fed: cosa pensano gli analisti sulla direzione dei tassi

Non si registrano tre o più dissensi da parte del FOMC dal 2019, periodo in cui l’allora presidente Donald Trump esercitava pressioni su Powell per ridurre i tassi. Questa volta, però, la divisione sembra meno politica e più legata a questioni fondamentali, legate all’equilibrio tra crescita economica, inflazione e mercato del lavoro come afferma Chris Beauchamp, Chief Market Analyst di ING:

“Per i mercati finanziari, il numero di dissensi non è un dettaglio marginale. Un singolo dissenso viene spesso considerato un fenomeno ordinario, facilmente ignorabile, mentre più dissensi indicano reale incertezza sulla direzione futura della politica monetaria. Questa incertezza tende a tradursi in maggiore volatilità sui mercati valutari e azionari. Nonostante il mercato sconti un taglio dei tassi di 25 punti base con una probabilità dell’84%, gli analisti sottolineano che la possibilità di un mancato intervento è forse sottovalutata, alla luce dei recenti commenti dei membri della Fed”.

Anche per Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco, “in questa fase non tagliare i tassi con la disoccupazione in aumento potrebbe risultare un errore di politica economica. Le posizioni all’interno del FOMC saranno contrastanti e ci si aspettano tre dissensi nella votazione, una situazione rara, che non si verificava dal 2019”. Il mercato interpreterà questa mossa come un “taglio-hawkish”: i tassi vengono abbassati, ma senza convinzione di proseguire su questa strada, lasciando aperta la porta a future riduzioni.

Gli altri punti sotto osservazione

Oltre al taglio dei tassi, gli investitori guardano anche con particolare attenzione a come la FED  prevede di agire nel 2026, più che alla singola decisione di dicembre. La principale domanda riguarda come Powell inquadri il compromesso tra i rischi legati al mercato del lavoro e l’inflazione resistente. Secondo l’analista di ING infatti, i dati recenti non offrono indicazioni chiare: l’inflazione rimane sopra il target del 2%, mentre la crescita si raffredda e il mercato del lavoro mostra segni di indebolimento. Questa situazione rende più complessa la decisione dei policymaker sul ritmo dei tagli. La conferenza stampa di Powell sarà quindi attentamente scrutata per capire quante riduzioni dei tassi rimangono effettivamente nel ciclo e se dopo dicembre la Fed potrebbe fermarsi, segnalando un approccio più “hawkish” rispetto alle aspettative di mercato.

Anche secondo Simoncelli, oltre alla politica sui tassi, gli operatori osserveranno con attenzione eventuali indicazioni sulla gestione del bilancio della Fed. Dopo aver ridotto il proprio bilancio di circa 2,5 trilioni di dollari dai massimi di 9 trilioni, la banca centrale ha interrotto le riduzioni a partire dal primo dicembre. Le modalità di futuri acquisti di titoli a breve termine rappresentano quindi un tema chiave per il mercato. A complicare il quadro, l’ufficialità della nomina del nuovo presidente della Fed, Kevin Hassett, è stata rinviata, aggiungendo un elemento di incertezza politica e strategica sul lungo termine.