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La Banca centrale europea ha fatto la sua scelta: sono state selezionate le aziende che contribuiranno a costruire i mattoni tecnologici dell’euro digitale, la moneta elettronica che promette di cambiare il modo in cui cittadini e imprese effettuano i pagamenti nell’eurozona. Tra i nomi che compongono la squadra ci sono anche tre realtà italiane: Almaviva, Fabrick e Nexi.
Euro digitale: cos’è
Ma che cos’è, esattamente, l’euro digitale? Si tratta di una versione elettronica della moneta che già conosciamo, emessa direttamente dalla Bce e destinata a convivere con banconote e monete fisiche. Non sostituirà il contante, ma offrirà un metodo di pagamento in più, più veloce, sicuro e accessibile. Christine Lagarde, presidente della Bce, lo ha presentato spesso come uno strumento strategico, utile non solo a modernizzare l’economia ma anche a ridurre la dipendenza europea da circuiti stranieri come Visa e Mastercard, oggi dominanti nei pagamenti digitali.
Il progetto è enorme e complesso. Per realizzarlo, la Bce ha diviso il lavoro in cinque grandi aree:
lo sviluppo dell’app ufficiale e del relativo kit di sviluppo per i fornitori di servizi di pagamento;
- i sistemi di gestione dei rischi e delle frodi;
- il tracciamento dei dati legati ai pagamenti;
- la possibilità di usare l’euro digitale anche offline;
- e, infine, la sicurezza nelle operazioni di tokenizzazione e detokenizzazione, cioè il processo con cui si genera e si scambia la “unità digitale” della moneta.
I vincitori delle gare
In ognuna di queste aree è stata indetta una gara, e oggi conosciamo i vincitori. L’Italia, come detto, gioca un ruolo di primo piano. Almaviva, gruppo specializzato in tecnologie informatiche e comunicazione, e Fabrick, la fintech del gruppo Sella, hanno ottenuto uno dei contratti più rilevanti: la creazione dell’app e dell’SDK. In sostanza, saranno loro a sviluppare l’interfaccia che i cittadini useranno per pagare in euro digitale e lo strumento che permetterà alle banche e agli operatori di integrare la nuova valuta nei propri sistemi. Si tratta di un contratto che vale 153 milioni di euro, con una durata di quattro anni estendibile fino a dieci. In caso di necessità, sono pronte a subentrare la tedesca Sapient e la romena Tremend Software Consulting.
Sempre l’Italia è protagonista attraverso Nexi, la società dei pagamenti partecipata da Cassa Depositi e Prestiti, che affiancherà la tedesca Giesecke+Devrient nello sviluppo della modalità offline. È un aspetto meno visibile, ma decisivo: la possibilità di utilizzare l’euro digitale anche senza connessione internet garantirà che la moneta sia davvero universale, accessibile ovunque e in qualunque circostanza, dalle zone meno connesse fino alle emergenze.
Accanto alle italiane ci sono altri grandi nomi europei. Sapient Tremend, consorzio tedesco-romeno, si occuperà del tracciamento dei dati, con la belga equensWorldline pronta come seconda opzione. Per la gestione dei rischi e delle frodi è stata scelta la portoghese Fedzai, mentre Capgemini Deutschland si è classificata al secondo posto. Infine, la tedesca Senacor guiderà lo sviluppo della sicurezza per lo scambio di informazioni, battendo ancora una volta equensWorldline.
Naturalmente, il calendario resta lungo. L’approvazione del regolamento sull’euro digitale da parte del Parlamento europeo è prevista per la metà del 2026. Solo dopo quel passaggio le aziende potranno procedere con la realizzazione e il collaudo dei sistemi. Le stime più realistiche parlano di un lancio non prima della fine del 2028 o dell’inizio del 2029. La fase preparatoria, avviata nel 2023, terminerà il 31 ottobre di quest’anno: da quel momento inizierà la costruzione vera e propria.
Le sfide non mancano. L’euro digitale dovrà guadagnarsi la fiducia dei cittadini, convincendoli che si tratta di uno strumento sicuro e semplice da usare. La sicurezza informatica sarà un punto cruciale, perché un sistema di questa portata diventerà inevitabilmente un bersaglio per frodi e attacchi hacker. E poi c’è il tema dell’inclusione: la nuova moneta dovrà essere utilizzabile da tutti, anche da chi non ha grande familiarità con le tecnologie digitali.
La scelta della Bce di coinvolgere aziende di diversi Paesi, tra cui tre italiane di primo piano, segna comunque un passo concreto verso un obiettivo che l’Unione europea insegue da anni: avere un sistema di pagamenti moderno e indipendente. Se i tempi verranno rispettati, tra pochi anni potremo avere sullo smartphone un nuovo portafoglio digitale targato Bce, capace non solo di semplificare la vita quotidiana, ma anche di rafforzare l’autonomia economica e strategica dell’Europa.